L’“Adorante di Larsa” è una statuetta mesopotamica modellata nel periodo che va dal 2004 al 1595 a.C., acquistata nel 1931 dal Museo del Louvre di Parigi, dove oggi è conservata nel Dipartimento Antichità Orientali.
Questa mostra una figura umana con un cappello sul capo, con il ginocchio destro appoggiato al suolo e con una mano alla bocca nell’atto di pregare.
Non si sa nulla sul suo ritrovamento, ma quasi sicuramente è proveniente da Larsa. Questa, che oggi si chiama Tell as-Senkerch, è un’antica città babilonese situata nella zona desertica fra i fiumi Eufrate e Shatt el-Qār, situata non lontano dai resti di Uruk e ricordata nella Bibbia con il nome di Erech. Fu la capitale di un piccolo stato dal 2187 al 1901 a.C. governata dalla dinastia di Larsa, appunto, cioè fino a quando fu inglobata nell’impero babilonese.
Larsa è un sito archeologico terreno di conquista, se è consentito questo termine, grazie all’abbondanza ed alla ricchezza che di ciò che si riesce a trovare; una meta ambita e frequentata da studiosi e archeologi alla ricerca di reperti antichi di grande valore storico-culturale di cui essa è ricca, essendo uno dei più ampi ed importanti siti dell’intero Iraq e del Medio Oriente, con i suoi 200 ettari di espansione. Infatti, sono presenti diverse missioni occidentali, andando dagli statunitensi ai francesi, dagli inglesi ai tedeschi e, dal 2011, a nostri connazionali; questi sono attivi presso le sponde dell’Eufrate dal 2011.
Purtroppo c’è stato un periodo di stasi causato dai malumori fra l’Iraq e vari paesi della zona, ma sembra che la calma sia definitivamente tornata, consentendo agli archeologi di procedere con i programmi di ricerca ed i lavori relativi.
Si ricorda che la missione di Vallet trovò diversi reperti fra i quali emersero 60 tavolette con scritti cuneiformi, grazie alla decodificazione dei quali si è scoperta la reggia e l’identità di un sovrano; queste ora sono custodite nel Museo di Baghdad.
Tornando alla statuetta, che è realizzata in rame e placcata in oro, di cui è andata perduta la traccia su tutta la figura con l’esclusione del viso e delle mani, misura 14,8 centimetri di lunghezza, 7 di larghezza e 19,6 di altezza. La forma, come si è detto più sopra, ricorda quella di un uomo nell’atteggiamento caratteristico di chi sta pregando. Su un lato della base è una iscrizione in sumero da cui si evince che un certo Lu-Nanna, figlio di Sin-le’i, costruì una statuetta di rame placcata in oro nell’atto di una persona che sta pregando il dio Amurru, protettore degli Amorrei, per la vita di Hamurrabi e per la propria, dedicandogliela nella sua qualità di servo.
In un primo tempo, si è pensato che rappresentasse Hammurabi, sovrano babilonese vissuto fra il XVIII e il XVII secolo a.C., ma, approfondendone lo studio, si è pervenuti ad una modifica, in base alla quale si è ritenuto che si trattasse di un certo Lu-Nanna.
Fra le varie missioni in attività, fa spicco Régis Vallet, un ricercatore del Centre National de la Recerche Scientifique (CNRS), che lavorava in Mesopotamia, territorio composto da Iraq, Siria sudorientale e Iran sudoccidentale. Laggiù era direttore della Missiome Archeologica Franco-Siriana di Tell Feres e oggi sta raccogliendo ed ordinando tutto il materiale recuperato nel sito che quanto prima arriverà alla stampa. Egli ha avuto parole entusiasmanti in merito al sito in cui stava lavorando, al punto di definirlo un “parco giochi archeologico”, aggiungendo che era un “paradiso” per appassionati di antichità, studiosi e archeologi.
Autore: Mario Zaniboni – zamar.22blu@libero.it