Archivi categoria: Sociologia

Laura TUSSI: Il portale italiano dell’analisi qualitativa.

Il Portale è una iniziativa promossa e diretta dal Sociologo Orazio Maria Valastro: un progetto che si avvale delle potenzialità del web per sviluppare uno strumento di comunicazione, di ricerca, di perfezionamento e confronto culturale e professionale, su tematiche e problematiche relative all’approccio qualitativo nelle scienze umane e sociali.

Il Portale dell’Analisi Qualitativa vuole inoltre proporsi come uno strumento utile per confrontare pratiche e conoscenze inerenti a studi, ricerche, formazione e interventi nei contesti sociali, che fanno espressamente riferimento alle metodologie qualitative.

Il Portale si caratterizza quindi come un potenziale strumento d’informazione e approfondimento, una guida in continua evoluzione rispetto a quelle risorse e quegli strumenti cui possono accedere i navigatori interessati o incuriositi dall’approccio qualitativo.

Vuole quindi:
· Favorire la comunicazione e la collaborazione tra studenti, ricercatori, professionisti e operatori sociali.
· Creare uno spazio di riflessione per confrontare idee e pratiche sui metodi qualitativi.
· Realizzare uno strumento di perfezionamento che attraverso le risorse a disposizione ed il confronto delle prassi possa arricchire la pratica di ognuno.
· Offrire uno spazio di diffusione sugli aggiornamenti e l’evolversi dei metodi qualitativi.

Autore: Laura Tussi

Email: portale@analisiqualitativa.com

Laura TUSSI: La presenza dialogica. Il linguaggio delle esperienze condivise.

Il lavoro dell’educatore si esplica essenzialmente in un vissuto e in un vivere insieme al ragazzo che permettono alla stessa presenza dell’educatore di trasformarsi in un evento specifico di esperienza (anche nell’accezione di esperimento e pericolo) dell’altro.

La figura, il modo di mettersi in gioco, di agire, di comunicare dell’educatore costituiscono sempre elementi e fattori di formazione e di educazione, perché la sua figura influisce comunque sul processo di cambiamento formativo, per questo è necessario che l’educatore, rivivendo nella sua relazione con il ragazzo un ambito di formazione, controlli la sua influenza personale ed emotivo-affettiva perché essa si trasformi in un segno di esperienza dell’altro orientato a scopi formativi e rieducativi.

Le competenze valutative e di monitoraggio del proprio ruolo di fronte al ragazzo costituiscono modalità salienti delle capacità professionali dell’educatore, ossia abilità entropatiche, nella conoscenza delle tecniche riguardanti la creazione di esperienze e vissuti significativi, tramite versatilità nella gestione dei gruppi, competenza di organizzazione del contesto quotidiano e riappropriazione pedagogica dell’avventura.

Nella prospettiva di creazione di una relazione incentivante, l’educatore dovrà proporsi come punto di riferimento stabile e coerente nella vita quotidiana del giovane.

Molti ragazzi mostrano il desiderio della presenza di un adulto, di una persona, di un educatore che sappia e voglia prestare loro ascolto, un ascolto diretto, motivante e attivo che consideri le loro preoccupazioni, le ansie, le difficoltà, le loro diversità. La disponibilità dell’educatore si traduce in un complesso di atteggiamenti amichevoli in cui la predisposizione al sorriso, alla tranquillità, alla distensione psichica, si coniuga con la capacità di ascolto attivo con abilità exotopiche, osservazioni ecologiche, dialogicità polifoniche e polivalenti in un pluriverso di aspetti differenti.

L’atteggiamento pedagogico di disponibilità deve prevedere dei limiti oltre cui l’incoraggiamento e la comprensione rischiano di trasformarsi in una legittimazione non solo del comportamento del ragazzo, ma anche del modo di intendere il mondo e la realtà da cui hanno origine i suoi atteggiamenti. Occorre velare il proprio agito educativo con un alone di professionalità che consenta di indirizzare la disponibilità in un ambito di equilibrio tra simpatia e coinvolgimento empatico, nel limite pedagogico. La distanza pedagogica si costruisce nel momento in cui l’educatore investe se stesso del principio di realtà. Rappresentare per il giovane un’autentica “esperienza dell’altro” significa permettergli di sperimentare la disponibilità dell’altro ad accoglierlo e a comprenderlo, ponendolo di fronte alla realtà che la diversità nell’alterità è un vincolo da accettare e riconoscere. Presentandosi quale punto di riferimento autorevole, l’educatore si mostra garante di una stabilità di regole e norme che significano l’agire verso obiettivi, scopi, traguardi importanti per il ragazzo e vicendevolmente accettati e condivisi. Un ‘educatore autorevole evita totalmente la scontatezza della regola, la vacua autorità.

Se l’opinione altrui, la visione del mondo e la forma del pensiero dell’altro non diventano mera costrizione del vissuto e dell’agito personali, ma una linea di confine che oscilla in un’innovativa e maggiore potenzialità di pensiero e di azione, quando codesto limen è impersonificato da un “altro” che è anche sostegno, punto di riferimento stabile, allora risulta verosimile che la concezione del ragazzo sugli altri e sul mondo inizi a modificarsi, a cambiare.

Il linguaggio dell’autorevolezza

L’educatore può dimostrare la sua autorevolezza e disponibilità con il discorso del linguaggio delle cose concrete, una comunicazione del proprio modo di essere “altro” che transita attraverso le azioni, lo svolgersi degli eventi e

Laura TUSSI: Arte e terapia. La creatività maieutica.

Elaborato di ricerca del saggio inedito CREATIVITA’, ARTE E CAMBIAMENTO di Boris Luban-Pozza, Presidente della Federazione di Medicina Psicosomatica e Sociale. Ascona, Svizzera e Antonino Minervino, membro del direttivo della Società Italiana di Medicina Psicosomatica.

L’accezione di arte, in questa parte di ricerca, vuole significare il senso potenziale del percettibile nella creatività che in ogni individuo può suscitare, innescando una dinamica di cambiamento, un metabolismo sensoriale, una metabletica delle espressioni, considerando che il significato del vocabolo “arte” deve essere riservato a tutte quelle espressioni che grazie a particolari intensità di emozioni e rappresentazioni, si elevano a ideale universale.

La dinamica processuale che sommuove e coinvolge intime profondità della personalità è la creatività di cui si denotano la funzione e la presenza, ma che rimane per una notevole parte fuori dalla conoscenza e consapevolezza del soggetto. La creatività si coagula e si trasforma in cambiamento, nella metamorfosi delle espressioni artistiche, quali preziose potenzialità, spesso trascurate, a cui rivolge il proprio interesse il pluriverso delle relazioni d’aiuto, nella complessità di quella sfera professionale che fonda la propria attività in relazioni complementari da una persona ad un’altra. La creatività è l’ultimo barlume della personalità sopravvissuta al disagio, alla devianza, all’insensato giovanile, una scintilla sovente sopita da risvegliare e coltivare, sia nella dimensione terapeutica, sia nello sviluppo di ogni essere umano, nell’approfondimento, nella riflessione sulla propria vita e infine persino di accompagnamento alla morte. Il disagio esistenziale interrompe un progetto di vita, deviandolo, sconvolgendolo. Il malessere interiore, il turbamento psichico può ridisegnare una condizione di progettualità esistenziale, ponendo l’individuo in una situazione di crisi, quale momento di evoluzione, di cambiamento, di nuova e diversa ritrascrizione esistenziale.

Nelle molteplici forme di arte-terapia sussiste una grande potenzialità nell’esprimere emotività nel far trapelare sentimenti che spesso non si vogliono esternare verbalmente. Dunque l’arte incontra la psicanalisi e la pedagogia a favore di categorie sempre più numerose di persone: malati psichiatrici, portatori di varie forme di handicap, tossicodipendenti, ma anche e soprattutto portatori di emarginazione e di patologie in diverse fasce d’età, e per interventi a valenza terapeutica risocializzante e riabilitativa. L’espressione artistica vale come terapia per favorire in bambini, adulti, anziani l’espressione di sensazioni ed emozioni.

Sappiamo da Freud che il nostro inconscio non pensa secondo criteri logici, ma la sua attività è simbolica e presenta molteplici significati al di fuori del tempo e dello spazio, esprimendosi per mezzo di immagini complesse che si sottraggono alla formulazione diretta e precisa del linguaggio. Ogni forma artistica, sia visiva, grafica, musicale o verbale è in primo luogo un’idea sensibile alle immagini nate dall’esperienza intensamente vissuta e scaturita da una complicità intima con la natura, l’ambiente ed il corpo umano. Si coglie come il rapporto tra l’immaginario e la vita affettiva assuma sempre maggior significato ed importanza; è noto come in questi ultimi decenni le scienze umane abbiano manifestato un interesse particolare per lo sforzo creativo dello psichismo sia a livello conscio che inconscio. Non importa ovviamente che ne risulti un’opera d’arte. In rilievo sono l’espressione emotiva, la comunicazione ed il piacere che se ne ricava. Le nozioni di gioia e di piacere sono presenti nell’atto espressivo e rappresentano elementi vitali di grande importanza.

La creatività spesso si attiva da uno stato di paura, di angoscia, di timore perché penetra in un ambito sconosciuto. Scrittura, musica, pittura, scultura racchiudono le nozioni di tempo, spazio e movimen

Laura TUSSI: Nel gioco delle identità – Alla ricerca del senso perduto.

Elaborato di Ricerca dei saggi di J. Bruner, La ricerca del significato e di A. Melucci, Il gioco dell’io.

Il gioco dell’io e delle molteplici identità ad esso potenzialmente afferenti prevede il cambiamento di sé in una società globale che è costruita da informazioni/immagine, per cui vengono meno punti di riferimento in grado di definire la propria identità.

Per l’Occidente il tempo è una categoria inerente il presente, il passato e il futuro e forgia le rappresentazioni del tempo quali il cerchio nel ritorno e nella ripetizione ciclici delle cose, la freccia che vede il proprio emblema nel cristianesimo come concetto di fine del tempo e il punto, quale sequenza discontinua con attimi senza connessione.

La misurazione del tempo per Agostino è nell’anima. Heidegger ritiene il futuro nel passato, da cui dipende il nostro domani.

Il bisogno è la percezione di una mancanza e la tensione a superarla, ma la nostra mancanza è orientata verso specifici oggetti costruiti simbolicamente da informazioni, dal mercato e dal mondo pubblicitario. Il bisogno ci porta ad interrogarci sulla nostra identità, con tre caratteristiche, la continuità nel soggetto indipendente da variazioni temporali ed ambientali, la delimitazione del soggetto rispetto ad altri, la capacità di riconoscersi ed essere riconosciuti. L’identità definisce la nostra capacità di parlare ed agire, differenziandoci da altri che ci identificano. Infatti tramite gli altri costruiamo la nostra identità e diversità. La capacità di scegliere le possibilità che ci si presentano in un certo momento incombe sul nostro destino nella scelta di fronte al potenziale evento. L’incertezza diventa la componente stabile dell’agire nella responsabilità che comporta il riconoscere la personale identità.

Nella nostra cultura la dimensione corporea è considerata sottomessa alle attività mentali e spirituali. Attualmente l’interesse per il corpo rappresenta la consapevolezza di far parte della natura e trovare in essa le nostre radici. La cultura del corpo è scoperta della relazione con l’altro.

La cultura metropolitana comporta narcisismo, egoismo, individualismo, isolamento e la rinuncia alla comunicazione, ma ognuno esiste perché dipende da altri, dove l’incontro è perdita dei propri confini, assenza di qualcosa di nostro nella nostra unicità. Nell’incontro con l’altro è indispensabile mantenere la propria diversità nel pluriverso delle differenze che ci contraddistinguono. E’ necessario l’incontro con il limite per possibilità di relazioni e di cambiamenti. Nel 2000 la riproduzione è sottratta alle sue radici naturali e diventa prodotto sociale, nella capacità di controllo diretto dei processi riproduttivi (contraccezione, sterilizzazione, fecondazione artificiale). Vi è un eccesso di stimoli visivi sessuali nei messaggi che privano il sesso di carica erotica e lo riducono a dimensione genitale.

Il clown rappresenta la diversità esasperata che costringe l’altro al confronto, nella meraviglia dello stupore che coglie di sorpresa e con il riso scuote le certezze.

…per una psicologia culturale

Bruner critica i principi di Dewey che avevano reso la scuola americana un ambito di adattabilità al sistema sociale.

Secondo Bruner ciò che più importa nella didattica è fornire la comprensione e l’impostazione logica delle diverse discipline scientifiche. Il bambino deve afferrare i nessi logici, l’organizzazione intrinseca della realtà, rifacendosi ai concetti psicogenetici di Piaget. Bruner ritiene che qualsiasi concetto sia traducibile in codici di pensiero accessibili alle forme mentali infantili.

La vita e il sé che ci costruiamo sono la risultante dei nostri aneliti nell’attribuzione di significato.

Come imparano i bambini in tenera età ad assegnare un senso? Il linguaggio della narrazione è acquisito tramite l’esercizio e l’utilizzo, dunque il bambino impara cosa, come, dove, a chi dir