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Leonella CARDARELLI. Guerra, pace e alterità.

Ci sono persone che quando parlano di guerra enfatizzano molto, anche troppo, secondo me, la sua dimensione storica, legandola a processi di produzione e tralasciando la prospettiva antropologica.
E’ importante ricordare che nella violenza non conta solo la produzione e il lavoro, ma  conta anche la parola, la fede, intesa non necessariamente in senso religioso, ma come idea, come convinzione di qualcosa che si oppone alla convinzione di un’altra persona che magari la pensa in modo totalmente opposto al nostro.
Parlare di guerra non è una sciocchezza. E’ una cosa molto seria e credo che sia necessario stare molto attenti a ciò che si dice e a come lo si dice. Nella mia vita ho imparato che esiste un solo valore ultimo: IL RISPETTO,  nella sua accezione più ampia e credo che l’antropologia sia importante proprio per questo: perché educa al rispetto e ci fa capire che il mondo è creativo, che ognuno ha dato varie soluzioni agli stessi problemi: vestirsi, mangiare, organizzarsi, chiamarsi ecc.
Il rispetto non è una cosa facile, perché richiede molta empatia, a mio parere. Esso è, secondo me, un elemento prevalentemente culturale perché deriva in gran parte dell’educazione che riceviamo e dai contesti in cui viviamo. Una cosa analoga innata può essere la sensibilità, che sicuramente è un elemento importante che fa da supporto al rispetto, perché di solito chi è sensibile è più portato a rispettare e ad amare se stesso e gli altri.
Sentiamo spesso parlare di conflitto etnico, conflitto religioso, guerre per la  pace e chi più ne ha, più ne metta. La cosa che trovo più scandalosa della guerra è che chi ne fa le spese è sempre chi non c’entra niente, in tutti i sensi. Ci sono bambini catturati, strappati alle loro famiglie, alla loro infanzia, ai loro sogni e al loro futuro per essere addestrati e drogati per fare la guerra, per uccidere altre persone, che poi la notte rivedono in  sogno….I bambini subiscono traumi psicologici. Io credo che non esistano parole per definire certe cose. Certe volte non voglio credere che questa sia la realtà, mi sembra troppo assurda eppure è vero e i mass-media ce lo ricordano sempre, anche troppo, fino alla nausea.
Io penso tuttora che i mass-media ci controllano, ci manipolano  e che VOLONTARIAMENTE ci fanno vedere certe immagini invece che altre. Le brutte notizie che i mass-media ci propongono ogni giorno fanno vivere le persone in un continuo pessimismo. L’informazione che riceviamo ci plasma la mente. Non è giusto mostrare solo il lato peggiore delle cose, ma viene fatto perché fa comodo, perché così possiamo essere manipolati meglio. Ormai siamo talmente abituati a vedere guerra e violenza in tv che per noi queste cose sono diventate normali. Io credo che a tutto debba esserci un limite e che piuttosto bisognerebbe fare qualcosa per annullare un po’ L’INDIFFERENZA che ci circonda:le persone vedono guerre e violenza in tv, ma dopo mangiato già hanno dimenticato tutto! Non è così che si costruisce un mondo migliore! Un vero mondo migliore, secondo me, si costruisce facendo non chissà quali grandi azioni eroiche, ma azioni semplici che abbiano però un significato profondo. Bisogna fare ciò che si può, ma si deve farlo col cuore altrimenti non serve a niente. Credo che spesso conti più lo spirito con cui si fa un determinato gesto, piuttosto che il gesto stesso.
Il problema, forse, è che pochi sono interessati a farlo, pochi prendono sul serio la possibilità di cambiare, pochi ci credono. Ed è qui, secondo me, che deve intervenire l’educazione, la cultura nel senso più vero del termine: “coltivare”, cioè coltivare l’anima in termini di crescita individuale  in direzione di un modello di perfezione ed ideale di umanità.
Nelle scuole fanno studiare i libri di storia e io “la storia” (se così si può chiamare, perché con tutte le nuove scoperte odierne io credo che i libri di storia debbano essere riscritti completamente) ma la storia è molto leg

Giuseppe Costantino BUDETTA. Il fattore idrostatico.

Premessa
 Il sangue deve essere tenuto ad una pressione tale da vincere la resistenza vasale e fornire un adeguato flusso, necessario al metabolismo dei tessuti. La pressione sanguigna troppo bassa comporta insufficiente apporto di ossigeno; se troppo alta, danneggia pareti vasali ed organi.


Lo studio completo si trova nell’allegato.

Autore: Giuseppe Costantino BUDETTA

Email: giuseppe.budetta@alice.it

Allegato: Il fattore idrostatico.pdf

Laura TUSSI. Il sistema adulto.

Non si considera l’età adulta come aperta ai processi di cambiamento. Subentrano assenza di cultura e vecchie mentalità nella convinzione che l’adulto è in grado di autopromuoversi in quanto tale con la capacità di self help. Per una sbagliata mentalità chi desidera acculturarsi e fare esperienze educative non ha bisogno di essere tutelato dall’iniziativa pubblica, che dovrebbe invece promuovere le condizioni affinché ogni territorio diventi area di educazione permanente.
 Le offerte educative per l’età adulta necessitano che l’esperienza del cambiamento venga vissuta collettivamente perché l’essere e l’agire collettivi diventino valore culturale e sociale contro l’alienazione e l’individualismo. Una corretta strategia educativa deve garantire su un piano territoriale offerte capaci di interferire significativamente con i continua adulti.
 Si tratta di riscrivere il tempo libero degli adulti nei continua che devono diventare esperienze capaci di mettere l’adulto nella condizione di sperimentarsi. La rigenerazione dei continua è l’oggetto dell’educazione degli adulti, per cui ogni operatore professionale che si rivolge agli adulti deve porre la teoria del cambiamento a guida delle proprie riflessioni e azioni.
 I servizi educativi si pongono problemi per potenziare la formazione degli adulti. Subentra inesistenza o sporadicità di interventi che ritengono il diritto alla formazione una risoluzione per le povertà post-materialistiche (intellettuali, morali, informative). Spesso si ritiene che solo qualche iniziativa per l’istruzione degli adulti sia sufficiente quando in realtà si lega solo alla dimensione di adultità.
 La teoria dell’incompiutezza dell’individuo e il continuum da sollecitare per evitare l’invecchiamento sono le fonti più idonee con cui rilanciare l’educazione degli adulti. In Italia non esiste una legge nazionale che indirizza gli interventi locali e gli ordinamenti regionali sono inorganici, per cui il mutamento radicale per allargare i quadri di percorsi educativi ricade nel diffondere nei territori il maggior numero di proposte per coinvolgere gli adulti in modo diretto. Nel ruolo dell’ente locale il sistema locale è un organismo vivo che indaga i bisogni di fasce di popolazione più deprivate.
 La rete di interazioni territoriali che stimolano le risorse di diversi servizi pubblici e privati, quali biblioteche e musei, coprono la domanda di informazione. Il comune ricopre la funzione di promozione diretta di diverse iniziative, supportato da altri enti locali; fornisce strumenti culturali che permettono all’individuo di esplicitare senso di cittadinanza e appartenenza. L’operatività comunale si esplica con l’area della domanda compensativa, per chi desidera colmare lacune della propria formazione; con l’area della domanda innovativa per chi vuole rinnovare il proprio patrimonio conoscitivo a partire da standard medio alti di capacità e competenze; con l’area della domanda espansiva per le esigenze di acculturazione riguardanti le relazioni educative a livello ludico, creativo, artistico.
 Per questo occorre costruire reti di servizio su basi territoriali: il territorio deve essere organizzato per soddisfare gli interessi intellettuali e relazionali, come in un’accademia platonica con la rigenerazione di mente e corpo attraverso le relazioni.  Per questo occorre puntare su laboratori di formazione. I laboratori strumentali sono funzionali a compiti che l’adulto vuole praticare e perfezionare: servirsi di lingue, perfezionare l’attività professionale.
 I laboratori relazionali nell’associazionismo e nella produzione aggregativa sono luoghi in cui si sperimenta la relazione tra gli adulti e le altre generazioni. Nei laboratori di cittadinanza si impara ad essere cittadini, a discutere diritti e doveri e momenti in cui ci si incontra per risolvere i problemi del proprio ambiente con solidarismo e cooperazione.
 Nei laboratori