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Michele SANTULLI. Ciociari in televisione.

“Semipresidenzialismo alla ciociara” o “Ciociaria terra di pecorai” concetti espressi da due famosi  politici e  il termine ‘ciociaro’ che non di rado esce dalla bocca di noti personaggi televisivi, e non solo televisivi, a significare  non un complimento!
Adesso in una trasmissione del 21 settembre scorso ‘I soliti ignoti’ hanno presentato al pubblico italiano un personaggio a loro dire in costume ciociaro.
Gonz.CarelliRipetutamente abbiamo attirato l’attenzione su quanto sistematicamente lacunoso e improvvisato, certamente  insignificante, generico e stereotipo si offre all’attenzione dello spettatore sia alla televisione sia negli altri media nazionali ogni qualvolta presentano la Ciociaria: si  fa  di tutto, volenti o nolenti, per sminuire e anche degradare e, altresì, curioso, che si continui ad ignorare che, nel rispetto della Storia, questa è la regione più antica del Paese, quella sul cui suolo si sono verificate le prime contingenze e vicende della storia nazionale: è la terra che ha dato i  natali a Roma e alla cui grandezza, successivamente, coi propri figli, ha dato il proprio contributo fondamentale alla sua grandezza.
E’ prima di tutto e solamente  da questa terra di Ciociaria  che è partito il messaggio di civiltà e di cultura che ha imbevuto di sé e fecondato l’Europa tutta, all’insegna del precetto: ora, labora et lege, cioè oltre alla devozione e alla pietà, la valorizzazione per la prima volta nella umanità del lavoro umano, la prima volta altresì il valore e il ruolo della cultura e della istruzione quali strumenti sicuri per conseguire libertà di pensiero e  progresso.
P.TorriniÈ in questa terra che sono stati stampati i primi libri, qui scritte e pronunciate le prime parole  in volgare italiano, qui promossi e incoraggiati San Francesco e San Domenico e Sant’Antonio santificato da Gregorio IX, qui anche inventati gli ‘eretici’, qui anche l’odio contro gli ebrei, qui anche i massacri dei dissidenti, qui nati il ghetto e la Inquisizione e qui il cesarepapismo, qui diffuso anche il messaggio di S.Tommaso d’Aquino.
E per tornare al ciociaro televisivo: per motivi di riservatezza non possiamo mostrare l’immagine  del personaggio comunque visibile nel sito RAI alla data più sopra indicata ma si immagini un cosiddetto ‘lazzarone’ napoletano o un uomo di fatica in generale, con la camicia rossa a quadrati e il fazzoletto attorno al collo e un  cappellino in testa, senza citare il modello di barba piuttosto arduo a rinvenire in un ciociaro dell’epoca quale documentato nelle migliaia di documenti pittorici esistenti.
Cioè la televisione nazionale anche questa volta ha offerto del ciociaro una immagine totalmente fuorviante e falsa:  in effetti  il solo contrassegno distintivo del costume presentato erano le calzature che, pure, a seguito delle stringhe orrendamente avvolte e il tipo di pelle delle medesime e la generale presentazione, ne risultava la  copia vile delle cioce ‘classiche ed eleganti’ di cui parlò Gregorovius e che la pittura del secolo documenta.
E’ da chiedersi se alla televisione nazionale siano così aggiornati e documentati  anche quando si tratta di illustrare il costume tirolese o scozzese o olandese! Eppure il costume ciociaro è stato il soggetto più illustrato e più amato dagli artisti europei dell’Ottocento, infinitamente al di sopra di tutti, dipinto anche dai massimi artisti quali Degas, Renoir, Corot, Cézanne, Matisse, Leighton, Sargent,Van Gogh, Picasso, Severini… .
Siamo dunque oggi ancora alla situazione che ebbe a registrare il presidente di quella commissione governativa che dopo il 1870 fu incaricato di esaminare questi luoghi: il commento fu che con stupore era arduo a spiegarsi come  questa ‘nobile’ regione ai piedi di Roma fosse stata tenuta ai margini e completamente  ignorata e trascurata…
Oggi, dopo oltre centocinquanta anni, il contesto è peggiorato: a quell’epoca erano solo i ‘romani’ di Roma che dileggiavano e irridevano i ciociari come ‘guitti’, ‘cafoni’, ‘pecorai’, ecc. ora invece  lo scherno e la derisione sono divenuti, stando alla televisione e ai media, patrimonio generalizzato, parrebbe.
Illustriamo a informazione della televisione italiana con tre immagini che siamo certi recepiranno e  faranno circolare, il costume ciociaro quale presente nella maggior parte dei musei e pinacoteche del pianeta:
Gonz.Carelli: Ciociara, 72×48 cm, priv.
P.Torrini: Ciociaro, 39×22 cm, priv.
C.J.Blanc: Mieititura, 46×55, priv.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Michele SANTULLI. GLI ITALICI EPULONI.

La lettura di certi libri ed anche qualche rara notizia alla televisione oggi più che mai riportano di enormi quantità di soldi che passano di mano vertiginosamente, non le poche decine di Euro all’usciere ministeriale ma borse e valigette piene che vanno nelle mani di politici o di alti burocrati e funzionari cioè nella mani di quelli che, già lautamente mantenuti dai cittadini, dovrebbero provvederne al bene comune…

Leggi tutto nell’allegato: GLI ITALICI EPULONI

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Michele SANTULLI. GIUSTIZIA DI… DELINQUENTI.

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! anche questa è apparenza e non  sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente  è:  Paese di delinquenti, vale a dire di  ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere,  è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione, per fortuna.
L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.
Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate?
Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc! Con una sola mano!
Ed ecco qualche episodio, verificato.
Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! e nemmeno  l’abusivista diventato innocente, nemmeno il giudice impappone! A chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottant’anni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…
Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace; in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato  cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori?
Dove è scritto che un giudice è infallibile come un papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro papa per correggere gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?  L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.

Autore: Michele Santulli – email: michele@santulli.eu