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Michele SANTULLI. GIUSTIZIA DI… DELINQUENTI.

Di frequente si scrive Italia, paese di pazzi! anche questa è apparenza e non  sostanza, i pazzi infatti sono degli ingenui, senza malizia, innocui;  la definizione pertinente  è:  Paese di delinquenti, vale a dire di  ladri e di corrotti e di incapaci: questa, con dispiacere,  è la regola che si legge in giro, salvo qualche eccezione, per fortuna.
L’amministrazione della giustizia è il metro di valutazione del grado di civiltà di una comunità. Quanto si registra ultimamente nei vertici del Consiglio Superiore della Magistratura a proposito di corruzione, manovre distorsive, sul carrierismo dei vari magistrati, gli arbitrari milionari, i privilegi inauditi, allora si comprende perché anche la più banale delle cause debba durare oltre tredici anni nella, di nuovo, generale indifferenza, anche dei sommi capi del losco sistema.
Si ricorda quanto è esploso sui giornali tre o quattro anni fa a proposito di quel consigliere di Stato che da ben dieci anni educava e istruiva le future giudicesse imponendo minigonne, tacchi a spillo e mutande rosse? Dove sono ora queste giudicesse così ben educate?
Al contrario si osservino certe facce di magistrati a livello apicale, soprattutto quella del maggior responsabile che in questi giorni ci passano sotto gli occhi alla televisione o nei giornali: ci si chiede sulla scorta di quale principio di efficienza operativa e di rispetto degli utenti si possano destinare a giudici persone con una tal faccia e sembiante, da far accapponare la pelle già a prima vista? Tale contesto primitivo e grottesco ricorda quel direttore delle poste tutto afflato lirico e cuore grande che destinò allo sportello pubblico un impiegato monco, con un solo braccio, a sbrigare raccomandate e vaglia postali e pacchi e francobolli, ecc! Con una sola mano!
Ed ecco qualche episodio, verificato.
Il giudice, ammesso che sia un giudice e non un avvocato che è stato fatto diventare giudice, sentenzia di abbattere un manufatto abusivo e illegittimo. Un altro giudice, nel grado successivo, dopo quattordici anni!!!, sentenzia: non è abusivo, quindi  ricostruire! Si è mai sentito qualcosa del genere? Un giudice scrive: abbattere, un altro: ricostruire! Chi paga? La regola e la giustizia, quella vera,  anche quella del buon senso, esige e vuole che sia chi ha sbagliato a dover pagare cioè il giudice, uno dei due: invece nel paese dei delinquenti è la vittima a pagare! e nemmeno  l’abusivista diventato innocente, nemmeno il giudice impappone! A chi ci si rivolge? Nessuno ascolta, letteralmente: se vuoi farti ascoltare, sei obbligato ad alimentare il tristo apparato cioè affrontare  un altro grado di giudizio, rivolgersi a un avvocato, sborsare soldi, vivere nelle angustie e aspettare una bella quantità di altri anni, per forse avere soddisfazione. Oppure protestare pubblicamente, pure se hai ottant’anni, con striscioni e cartelloni magari davanti al Quirinale dove risiede il numero uno della Giustizia. Oppure, oppure…
Ancora: il giudice sbaglia a leggere un atto notarile col risultato di stravolgere un andamento comunitario durato secoli in pace; in più, erroneamente o per altre ragioni, sentenzia che tizio, pur se ben individuato e documentato negli atti, non fa parte dei due venditori di un determinato  cespite! oppure, altra sentenza, che un bene strutturale che è stato proprietà comune per secoli, ora di punto in bianco, per motivazioni assolutamente personali della giudicessa e non giudiziarie o tecniche, diventa privato: in questi casi di palesi e manifesti errori materiali o di sviste -salvo altre ipotesi- che nulla hanno a che fare con il Diritto e tanto meno con la Giustizia, per quale ragione la vittima deve passare ad altri gradi di giudizio, spendendo soldi, vivendo nell’ansia e aspettare dopo 14 anni, chissà quanti altri anni ancora, visto il losco andazzo? Non è più logico e doveroso, se non lo fa il giudice interessato, che siano i suoi superiori ad intervenire e correggere gli errori?
Dove è scritto che un giudice è infallibile come un papa anche quando sbaglia vistosamente e che occorre un altro papa per correggere gli errori materiali, sempre ammesso che siano errori e non invece altro di altra origine?  L’ambiguo sistema, invece, vuole che si continui ad alimentare il giuoco, a beneficio di certi giudici e degli avvocati e a danno delle vittime e della comunità dei cittadini che, tra l’altro, deve mantenere lautamente l’indegno apparato. E’ doloroso vivere da parte dei cittadini in che modo il solo pilastro e garanzia di generale equità possa essere lordato così facilmente da certi personaggi immessi nel sistema e rimanervi.

Autore: Michele Santulli – email: michele@santulli.eu

Michele SANTULLI. La famosa Seminatrice di Francia è una modella italiana della Ciociaria.

Tutti i francesi di Francia e dei loro territori nel mondo conoscono la Marsigliese, la presa della Bastiglia, Coluche e anche la Semeuse ossia la Seminatrice.
Chi è la Seminatrice? Se si ha la possibilità di scorrere tra le mani le monete francesi d’argento degli inizi del secolo oppure di osservare i francobolli che per molti anni si impiegavano per la corrispondenza o se si osserva l’Euro francese di oggi, si scoprirà che la Seminatrice famosa è la ragazza che con gli abiti svolazzanti e un copricapo in testa getta e spande la semenza attorno nei campi: una immagine cara a tutti i francofoni. E vi è anche una bella storia dietro alla immagine.
Ci troviamo a Parigi alla fine del 1800 e lo scultore Oscar Roty ha ricevuto dal Governo l’incarico di proporre una immagine per la nuova monetazione da immettere in pubblico. L’artista, pur essendo esperto del settore e con già altri lavori eseguiti per il Governo, comprende la importanza del nuovo incarico e si mette alla ricerca non agevole di un soggetto e di una immagine da proporre.
Un giorno, in giro per Montparnasse, quartiere celebre di Parigi, scorge un assembramento di donne ed è attirato dagli abiti curiosi che in gran parte indossavano: erano modelle quasi tutte ciociare in attesa dei pittori o scultori o fotografi che le assoldavano, come era prassi: infatti le modelle e i modelli, ciociari e non, si riunivano in luoghi ben noti e in giorni precisi.
Lo sguardo si posa su una ragazzina, di circa tredici-quattordici anni, già pienamente formata, nel suo abito ciociaro, piccolina di altezza, circa 1,55 m: lo scultore ne resta colpito e immediatamente ritiene d’aver trovato il soggetto sul quale lavorare. Si mettono d’accordo sulla tariffa, ecc. e iniziano le pose nello studio dell’artista.
Stiamo parlando di Rosalina Pesce originaria di un paesino della Ciociaria, emigrata a Parigi da pochi anni con la famiglia. Nelle mie ricerche ho avuto la ventura di entrare in contatto con un signore pure dei luoghi, Mario Franciosa, residente in un sobborgo di Parigi che negli anni ’50 frequentò Rosalina che all’epoca abitava ancora con la vecchia madre in un cortile dietro un albergo, l’Hotel de Paris, ancora sul posto, a Montparnasse: e da questo signore appresi qualche dettaglio sul rapporto avuto da Rosalina con lo scultore Roty: ebbero luogo parecchie sedute e fruttò alla modella una bella cifra, a quell’epoca. Mi riferì che l’artista per ottenere quell’effetto di abiti svolazzanti, le faceva indossare degli abiti leggeri anche un pò bagnati e poi con l’aiuto di un rudimentale ventilatore otteneva quell’effetto ricercato. La cosa andò avanti per alcune sedute e alla fine la povera Rosalina si prese quasi una bella polmonite! Mi colpì anche il particolare che, negli anni successivi, ogni tanto andavano da lei i pittori per disegnare i suoi piedi soprattutto!
Rosalina, stando ai documenti fotografici rinvenuti, era stata anche modella alla Accademia di Belle Arti di Parigi e di altri artisti ma preferì successivamente optare per i servizi domestici perché non amava posare nuda. Rimase sempre analfabeta ed illetterata tutta la vita. Quando venne il momento si ritirò in una casa per vecchi, sempre a Montparnasse.
Intanto il progetto di Oscar Roty fu approvato dal Governo e quindi la Francia fu sommersa di monete d’argento con la immagine della Seminatrice, poi per altri anni sui francobolli e il termine ‘Semeuse’ divenne patrimonio generalizzato. La sua immagine era presente anche sulla monetazione fino all’arrivo dell’Euro.
La nemesi volle che non solo non si conoscesse chi era stata la modella, ma che si cominciasse a parlare di altre possibili modelle. Le pubbliche istituzioni come pure la Zecca francese nulla sapevano, o volevano sapere, di Rosalina.
Iniziai da parte mia uno scambio di note e di chiarificazioni con i responsabili del Museo Roty: infatti nelle ultime decadi all’artista fu eretto un apposito museo. E i responsabili continuavano a pubblicare la loro ipotesi. Fu dopo qualche anno che si convinsero, alla luce di prove concrete, che erano in errore e approfondendo e ampliando loro stessi le loro ricerche documentarie pervennero al convincimento che effettivamente la modella della Semeuse fu ‘une petite italienne’ di nome Rosalina (che loro chiamano Rosalinda)! E questo è quanto appare anche nel sito del museo Roty.
Il Signor Mario Franciosa, di cui più sopra, mi raccontava anche un altro episodio. Ogni giorno Rosalina per ragioni di lavoro passava davanti alla maestosa scultura di Rodin che illustra Balzac, situata all’incrocio tra Boulevard du Montparnasse e Boulevard Raspail, di fronte al caffè Charivari e a quello ancora più famoso e antico  La Rotonde e il cuore sempre le balzava in  petto, commossa: e la ragione era, altro miracolo incredibile, che il modello, cioè il volto del grande scrittore Honoré de Balzac della scultura di Rodin era quello di Celestino, il padre di Rosalina! Quando a Parigi si vada ad ammirarlo: quel volto solcato dalle rughe, dal lavoro, dai sacrifici, gli occhi incavati che guardano lontano, i capelli al vento…è Celestino diventato il grande Balzac!
E le istituzioni nostrane? E i politici? Anche i fratelli francesi ignorano queste due pagine della storia, di Celestino e di Rosalina.

Autore: Michele Santulli

Fonte: www.qaeditoria.it, 3 mag 2021

Michele SANTULLI. 8 MARZO: le donne e la salvezza dell’Italia.

A proposito della ennesima emergenza nazionale che stiamo  vivendo,  è stata contestata  la scarsa presenza delle donne sia nel Parlamento sia negli altri incarichi. E tale assenza è particolarmente delicata se si pensa che tutti i malanni che opprimono l’Italia in ogni aspetto sono emanazioni, da sempre, solamente dei signori uomini.

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Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Michele SANTULLI. Ci risiamo! Stradaiuli e asfaltisti.

L’Italia nel passato e anche oggi è meta esclusivamente di arte, architettura antica, del suo clima e spiagge: e di questi due doni impagabili, unici e tipici solo dell’Italia, non siamo stati così accorti da accantonarli o addirittura distruggerli, specie le spiagge ed i litorali e le coste: abbiamo cementificato tutto e tutto annientato e, per di più, abbruttito e avvilito. Siamo in gran parte così abituati al brutto e al vile che ormai non ce ne avvediamo più! E ancora si consente che i palazzinari e gli stradaiuoli e gli asfaltisti e loro simili parlino di costruire e di asfaltare! Ma perché non vanno in Libia, in Tunisia, in Siria, in Irak, in Palestina, ecc. dove c’è così tanto da costruire e asfaltare? E come mai da noi non  si comincia invece a battere sentieri contrari e cioè a iniziare ad abbattere e a demolire almeno le costruzioni abusive?
Questa infelice regione d’Italia dove per oltre mezzo secolo hanno imperato Andreotti e i suoi seguaci e sodali coi risultati che si vedono in giro, se si vuole e si sa vedere, è stata preda di inaudito scempio urbanistico ed ambientale. Si cominci con Cassino assurta quasi ad epitome di sconcio edilizio, dove valide e perfino ammirevoli restano le poche abitazioni costruite immediatamente  nel dopoguerra dagli alleati. O col paesaggio di Fondi decantato da Goethe, letteralmente cementificato con sdegno e dolore di De Libero e di Purificato.
Gli attuali personaggi politici non serve chiamarli a nome in quanto ben noti perché attivi quotidianamente su tutti i social: li si ascolti attraverso la loro quotidiana presenza solo parlatoria: mai una proposta intelligente, solo continui rimbrotti e critiche negative di quanto fanno gli altri: mai di appoggio e di sostegno nell’interesse generale, solo bastianite congenita: io dico rosso, lui dice verde, io dico verde, lui dice rosso. Abbondano in auguri, congratulazioni, condoglianze…: questo è quanto tali autentici forsennati delle corde vocali sanno proporre; e dire che sono lautamente pagati per ben altre responsabilità che la vuota accademia oratoria. I loro chiodi fissi non sono gli abusivisti, i ladri politici e non politici, i corrotti e i bustarellari, i palazzinari speculatori, la burocrazia, gli evasori fiscali, le quantità di posizioni privilegiate e protette, gli ordini professionali, le successioni, le leggi a favore di certe categorie, i ladri di Stato, la raccomandazione, ecc.: sono tutti allievi di una scuola famosa in cui queste realtà sono sacre e intangibili: perciò mai si parla di demolire gli scheletri di cemento armato in giro e le costruzioni abbandonate oppure gli illeciti abusivi che hanno sfigurato e degradato, mai contro l’abbattimento indiscriminato degli alberi: mai, non dico una iniziativa ma almeno una proposta e un progetto culturale e artistico, mai.
Adesso uno di questi personaggi, che è stato così abile da vivere a spese della comunità per mezzo secolo senza nulla dare, ha fatto uscire dal cappello viadotti, gallerie, ponti, pilastri…una nuova strada che parta dall’Adriatico e arrivi a Gaeta-Formia, “ma con prolungamento fino a Fondi”, secondo le condizioni dello stradaiuolo locale. Non ha importanza che un altro figuro più a nord parli di una arteria simile ma da Ancona a Civitavecchia e che, altresì, di strade ormai ve ne siano perfino troppe. Naturalmente quando si sente il sapore del cemento e dell’asfalto, tutti o gran parte sentono l’acquolina in bocca! E battono le mani! Non dicono che la politica costruttiva delle autostrade italiane, a parte il beneficio indiscusso, è stata in sostanza primitiva e cieca nei principi guida.
Non parliamo della Francia e della Germania, paesi pianeggianti dove la costruzione è stata di molto facilitata e perciò molta attenzione al controllo rigoroso della spesa e soprattutto al rispetto dell’andamento del terreno per cui è normale nelle loro autostrade di trovare curve e discese e salite, proprio per evitare quanto più possibile ponti e viadotti e gallerie ecc,.
Lo stesso in quelle svizzere ed inglesi altrettanto montagnose che l’Italia: da noi invece tutto al contrario: massima spesa e tutto dritto: il risultato è una eredità di migliaia e migliaia di ponti e viadotti e gallerie (si parla di ventimila, ma nessuno lo dice di preciso!!): costi paurosi per la manutenzione che dissangueranno in eterno gli sciagurati italiani improvvidi e ciechi: tristi monumenti all’insipienza, al clientelismo, allo scialo, alla devastazione del paesaggio: risorse gigantesche tolte e soprattutto da togliere in futuro alle borse di studio, alle abitazioni per gli studenti, agli ospedali, all’assistenza, alla cultura…

Autore: Michele Santulli –  michele@santulli.eu