La mostra organizzata ai Musei dei Fori Imperiali di Roma offre, per la prima volta al pubblico italiano e straniero, la possibilità di entrare in contatto con le più importanti scoperte archeologiche avvenute in Romania nel corso del XX secolo e all’inizio del XXI. Sebbene il loro rinvenimento sia avvenuto in condizioni drammatiche, al di fuori del controllo scientifico, i pezzi dei quali mi occuperò costituiscono un documento di eccezionale valore per la conoscenza della civiltà dacica al momento del suo apogeo, nel I secolo a.C.
Il processo di antropogenesi, con la comparsa dei primi uomini anche nel continente europeo, è attestato dall’archeologia nel bacino del medio e basso Danubio fin dal Paleolitico. In questa fase gli antenati dell’uomo moderno, circolando in vasti spazi alla ricerca di sostentamento, popolarono, nel tempo, diverse regioni, dal mar Baltico e Oceano Atlantico fino al Mediterraneo e Vicino Oriente, Siberia Meridionale, Mesopotamia e Nord Africa.
Le guerre daciche del 101-102 e 105-106 ebbero, come risultato, la trasformazione di una parte dell’antico regno dacico in provincia romana. La conquista di questo nuovo territorio fu determinata non solo da ragioni strategiche, ma anche, senza dubbio, da motivi economici. La maggior parte degli specialisti di storia romana è d’accordo nel ritenere che uno dei motivi della conquista della Dacia fosse legato alla ricchezza di metalli preziosi del regno dacico.
Viene descritto il sito, il suo orientamento ed i reperti (graffiti rupestri, pozze per la raccolta di acqua), nonché formazioni geologiche viciniori di interesse per eventuali rapporti con il sito stesso. Segue una breve analisi sulla possibile utilizzazione e datazione dei reperti in loco. Trattasi di una particolare formazione rocciosa in calcare bioclastico risalente al Periodo Miocenico (Pietra del Finale), situato nei pressi del Castelliere delle Anime sulla Rocca di Perti (Finale Ligure).
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