Archivi categoria: Archeologia

Michele Zazzi. Hinthial, l’Ombra di San Gimignano e la serie dei c.d. bronzetti allungati.

Nel 2010 in località Torraccia di Chiusi a San Gimignano è stato riportato alla luce un bronzetto di forma allungata.
La statuetta risultava sepolta vicino ad un altare in pietra e faceva parte di un’area sacra, nei pressi di una sorgente, in uso senza soluzione di continuità dal III secolo a.C. fino al II d.C. Sul posto sono state ritrovate anche varie offerte frammenti ceramici, bronzi e monete.
Il bronzetto (alt. cm. 64,6; peso gr. 2200) riproduce un offerente stante che indossa una toga che lascia scoperta la spalla e il braccio destro e arriva fino ai polpacci; ai piedi indossa calzari con allacciatura alta; con la mano destra tiene una patera ombelicata, la sinistra, aderente al corpo, ha il palmo rivolto verso l’esterno; le gambe sono leggermente divaricate; ha grandi occhi, il naso prominente e la bocca carnosa; la capigliatura è a ciocche.
Il bronzetto allungato fa parte di un gruppo di ex voto (una ventina) del periodo ellenistico, rinvenuti nell’Etruria centro – settentrionale, nel Lazio e nelle Marche, ritenuti di produzione etrusca. Le statuette della serie sono accomunate da una struttura corporea longilinea e sproporzionata, talvolta schematica e dalla testa lavorata a tutto tondo. Si tratta di oggetti piuttosto eterogenei: l’altezza è compresa tra i 20 e gli 80 cm e le figure rappresentano variamente divinità, offerenti, portatori d’acqua, aruspici ed infanti (come la celebre Ombra della sera di Volterra).
Secondo un’interpretazione l’allungamento rispondeva al desiderio del donante di evidenziare la propria offerta al cospetto della divinità e degli altri frequentatori del santuario. E’ stato anche proposto che l’altezza ed il peso di tali ex voto fossero parametrati rispettivamente a precisi canoni estetici ed alla monetazione del tempo.

Info:
Per approfondimenti sull’Ombra di San Gimignano (esposta al Museo Archeologico di San Gimignano) e sulla scoperta dell’area sacra cfr. il catalogo della mostra organizzata al Museo Archeologico di San Gimignano dal 30 novembre 2019 al 31 maggio 2020 “Hinthial L’Ombra di San Gimignano l’Offerente e i reperti rituali etruschi e romani”, sillabe, a cura di Enrico Maria Giuffrè Jacopo Tabolli.

Autore:
Michele Zazzi – michele.zazzi@alice.it

Giuseppe Pipino. Argilla e caolino nella protostoria e nella storia dell’isola d’Ischia.

Dopo aver scoperto i primi resti di antiche fornaci sotto la chiesa di Santa Restituta, a Lacco Ameno, nel 1968 il parroco don Pietro Monti scriveva: “Appare evidente che i Pitecusani si arricchirono non per le inesistenti miniere d’oro di cui parla Strabone, ma per la presenza di depositi di argilla adatta all’industria della ceramica”.
Quella che prima era una lontana ipotesi prendeva così corpo, e iniziarono tentativi di distinguere i prodotti ceramici di importazione, dalla Grecia soprattutto, dalle possibili imitazioni, a Ischia, con l’argilla locale. A tutt’oggi, però, i tentativi, da parte degli archeologi di riconoscere la provenienza in base alla materia prima utilizzata non hanno dato risultati certi, e la distinzione continua a basarsi, soggettivamente, su caratteristiche tipologiche e decorative. D’altra parte, nell’isola sono presenti differenti tipi di argilla, non tutti idonei alle manifatture ceramiche, che pure per lungo tempo sono state confuse tra di loro e che continuano ad esserlo, da parte di “esperti” archeologi.
La distinzione tra i diversi prodotti può desumersi da una attenta analisi delle fonti, troppo spesso riportate de “relato” senza controllarle e ricopiandone eventuali errori, quando non distorcendole volontariamente per sostenere tesi preconcette, ed è stata materialmente possibile grazie a recenti approfondimenti geologici e giacimentologici, trascurati nel recente passato, mentre specifiche analisi chimiche e mineralogiche eseguite in tempi recentissimi consentono già una suffiente caratterizzazione del prodotto specifico che sarebbe stato utilizzato nell’antichità.

Leggi tutto nell’allegato: Ischia argilla e caolinom

Autore:
Giuseppe Pipino – Museo Storico dell’Oro Italiano – info@oromuseo.com

Michele Zazzi. Le ghiande missili in Etruria.

I proiettili da fionda, cd. ghiande missili, già attestati in Grecia almeno in epoca tardo classica, si diffusero in Etruria prima del III secolo a.C. come dimostrato da alcuni esemplari inscritti.
L’utilizzo di tali munizioni era prevalentemente bellico, ma potevano essere usate anche per la caccia.
Le ghiande missili erano in piombo, ma anche in pietra e terracotta ed avevano forma biconica, ovoide o globulare.
Le ghiande plumbee venivano fabbricate attraverso una colata di metallo entro matrici bivalve di argilla, come documentano anche i ritrovamenti di Gravisca e Populonia. Talvolta i proiettili recavano iscrizioni (ad es. tra i non pochi esemplari greci e romani risultano i nomi del soldato o del comandante, della legione di appartenenza, di località, ma anche motti di scherno o minacce verso il nemico).
Tra le pitture della tomba della Caccia e della Pesca di Tarquinia è rappresentato un fromboliere nell’atto di colpire degli uccelli con la fionda.
Presso la fortezza etrusca di Montalcino (Poggio Civitella) sono state ritrovate ghinde missili in pietra per probabile uso venatorio.
Da Populonia, in un deposito di scorie nella zona del Podere di San Cerbone, proviene un proiettile di piombo a forma ovale inscritto “hur”.
Similmente alcune ghiande missili scoperte nella zona di Chiusi recano incisa la parola “hurtu” interpretata come urta o ferisci.
Relativamente all’impiego dei frombolieri in attività bellica si può osservare che probabilmente appartenevano a classi povere, che non necessitavano di particolari armi difensive ed offensive, in quanto la loro azione si svolgeva ad una certa distanza dal bersaglio.
Altri rinvenimenti sono stati effettuati a Poggio la Croce (Castellina in Chianti), a Pyrgi e a Vetulonia.
A Poggio Buco, a circa 8 km da Manciano, sono state ritrovate numerose ghiande missili inscritte “statnes”, “staties” o ”statiesi”. In almeno un caso il proiettile è stato rinvenuto in una tomba. L’iscrizione è stata interpretata come gentilizio espresso al genitivo, forse da riconoscere nel comandante della truppa.

Immagini:
Il fromboliere della tomba della Caccia e della Pesca di Tarquinia e ghiande missili da Castellina in Chianti e da Populonia.

Autore: Michele Zazzi – michele.zazzi@alice.it

Michele Zazzi. Porsenna re degli etruschi.

La storiografia nel tempo si è posta il dubbio della storicità della figura di Porsenna. Secondo alcuni Porsenna sarebbe un personaggio leggendario; si ritiene che il nome non sia altro che una personificazione della magistratura etrusca Purth, Purthsna. Per altri Porsenna e Macstarna (Servio Tullio) sarebbero la stessa persona. La prevalenza degli studiosi oggi però tende a ritenere che il personaggio sia realmente esistito.

Muzio Scevola davanti a Lars Porsenna di Peter Paul Rubens e Anthony van Dyck (1620 circa)

La tradizione romana (Tito Livio, I, 9 – 15) riferisce che Tarquinio il Superbo cacciato dal trono di Roma (509 a.C.) avrebbe chiesto aiuto a Laris Porsenna, re di Chiusi. Il condottiero etrusco avrebbe stretto d’assedio la città laziale, ma poi, colpito ed ammirato da alcuni atti di eroismo (Orazio Coclite, Muzio Scevola, Clelia), avrebbe abbandonato il progetto di rimettere sul trono Tarquinio concedendo la pace ai Romani. Porsenna avrebbe anche cercato di espandersi nel Lazio per ripristinare i contatti con le città etrusche della Campania, ma l’esercito comandato dal figlio Arrunte sarebbe stato sconfitto dai Latini e dai Cumani ad Ariccia (505 a.C.). A seguito della sconfitta il sovrano etrusco avrebbe fatto ritorno a Chiusi.
Secondo altre fonti (Tacito, Hist., III, 72) – forse più credibili – invece nel 507 – 506 a.C. vi sarebbe stato un vero e proprio dominio di Porsenna sulla città ed il Senato per ottenere la pace avrebbe dovuto riconoscere la potestà del vincitore ed accettare il divieto di usare il ferro salvo che per l’agricoltura (Plinio il Vecchio Nat. Hist. XXXIV, 14, 46 e 139),

Ritratto di Porsenna in Promptuarii iconum insigniorum…

Le fonti latine e greche definiscono variamente Porsenna, re di Chiusi, di Chiusi e di Orvieto o più genericamente re dell’Etruria o degli Etruschi. Ci si è quindi chiesti se il sovrano fosse a capo della sola lucumonia di Chiusi o se avesse ricoperto cariche a livello confederale.
Plinio il Vecchio (Nat. Hist. 2, 54, 140), in particolare, racconta che Porsenna – definito re di Volsinii – avrebbe annientato il mostro Olta che minacciava la città di Orvieto evocando un fulmine.
Recentemente l’archeologa Simonetta Stopponi (Un santuario ed un tiranno, in Annali della Fondazione per il Museo Claudio Faina, Edizioni Quasar, 2020, pagg. 693 e ss.) ha proposto di connettere l’episodio riportato da Plinio ad un rinvenimento nel santuario della necropoli di Cannicella ad Orvieto. All’interno di un pozzo (di fronte ad un piccolo tempio), tra gli altri reperti, è stata ritrovata la punta di una freccia della facies del Rinaldone. La cuspide di selce, che è stata oggetto di un seppellimento rituale, viene interpretata come rappresentazione simbolica dei fulmini (in tal senso Scoliasta di Persio Sab. II, 26). L’autorevole archeologa ritiene anche che la trasformazione dell’area sacra del Campo della Fiera, ritenuta la sede del Fanum Voltumnae, in grande luogo di culto extraurbano possa essere stata determinata da un capo, che può identificarsi in Porsenna.
Il nome purzena o pursena sino ad oggi non risulta epigraficamente attestato. A Volsinii, ma non a Chiusi, in età arcaica si ritrova Pulse (al quale potrebbe essere stato aggiunto il suffisso aggettivale -na). Si ritiene che il nome abbia però un’origine umbra e quindi l’homo novus Porsenna potrebbe essere stato accolto nell’ambito della società volsiniese (in questo senso Giovanni Colonna).
Porsenna quindi potrebbe essere stato una sorta di tiranno, sostenuto da gruppi arricchitisi con il commercio e dalla classe oplitica ed appoggiato dal demos, con una signoria estesa quanto meno su Chiusi e Volsinii.

Sulla figura di Porsenna cfr.,tra gli altri, M. Di Fazio, Porsenna e la società di Chiusi, 2000, Studi di letteratura e storia dell’antichità, Università di Pavia; Diego Balestri, Porsenna, Cas Editrice Kimerik, 2019.
Le immagini riguardano: testa di Porsenna realizzata da Andrea Sansovino (1514 -1520), Muzio Scevola davanti a Lars Porsenna di Peter Paul Rubens e Anthony van Dyck (1620 circa) ed il ritratto di Porsenna in Promptuarii iconum insigniorum à seculo hominum, subiectis eorum vitis, per compendium ex probatissimis autoribus desumptis, 1553, di Guillaume Rouillé.

Autore: Michele Zazzi – michele.zazzi@alice.it