Le ricerche archeologiche condotte sul pianoro di Botromagno e sulla collina di Petramagna, a Gravina in Puglia (BA), hanno accertato la presenza di insediamenti umani fin dal VI millennio a.C., e di una città Peuceta, Sidion o Silbion, che raggiunse il suo massimo splendore durante il IV sec. a.C., e che fu distrutta dai romani nel 306 a.C.; successivamente a tale data, tuttavia, le ricerche hanno rilevato solo sparute testimonianze di insediamenti umani nell’area, per cui ne è stato riconosciuto un sostanziale declino, nel Periodo Romano e Tardoantico, ed una sensibile ripresa durante il Medioevo.
Dall’analisi di elementi visibili in superficie in un’area rupestre denominata Padre Eterno, tuttavia, emergono testimonianze di un significativo utilizzo dell’area durante il Periodo Imperiale, le quali sostengono l’ipotesi che l’area fosse prospera anche durante tale periodo, secondo un’organizzazione urbanistica differente ed allocata in un’area viciniora.
Nuove ricerche sono necessarie per valutare tale ipotesi.
In ambito tirrenico nel periodo compreso tra VIII e VII secolo si nota un salto nel processo di articolazione del corpo sociale che porta all’emergere dei gruppi gentilizi e che toccherà l’apice allo scorcio del periodo orientalizzante.
Alcuni anni fa mi ero già occupato di questioni orvietane perché molte caratteristiche urbanistiche della città contrastavano con il modo di vedere degli Etruschi.
Cercherò qui in breve di esporre il risultato dei miei studi.
Il mio Teorema dei Campi Elisi permette di individuare attraverso le necropoli gli antichi tracciati stradali etruschi relativi ad un sito determinato.
È conosciuta con l’appellativo di Psyche dell’antica Capua un busto femminile rinvenuto nel settembre 1726 nell’Anfiteatro campano. Insieme alla Venere e all’Adone, era probabilmente una delle statue che ornavano le chiavi di volta del secondo e terzo ordine della summa cavea.