Tutti gli articoli di Feliciano Della Mora

Michele SANTULLI. San Benedetto, l’Europa e la Ciociaria.

L’undici luglio ricorre la commemorazione di San Benedetto, morto il 21 marzo del 547, Patrono d’Europa. San Benedetto, con il suo insegnamento, con la sua ‘Regola’, con la diffusione del suo pensiero ed ammaestramento grazie alla diffusione incredibile dei  monasteri  benedettini in tutta Europa, tanto che nell’anno mille all’incirca se ne contavano, di soli maschili, oltre mille sparsi in ogni nazione,  è stato il giusto riconoscimento tributato ad una delle menti eccelse dell’Occidente.
Grazie ai suoi monasteri una nuova voce e un nuova ideologia presero  gradualmente posto negli animi. Nuovi concetti e sentimenti iniziarono a farsi spazio: il significato dello studio e della lettura, il ruolo del superiore eletto dalla maggioranza della comunità ma anche il ruolo del singolo nell’esporre i propri principi: cioè si gettavano i primi semi della convivenza democratica. E poi l’amore per il prossimo, il significato della preghiera, l’assistenza ai derelitti e poveri, la lotta alla violenza e alla vendetta. Ma soprattutto la scoperta rivoluzionaria fu la valutazione differente e perfino dirompente che veniva riconosciuta al lavoro: fino ad allora, e anche dopo purtroppo, e anche oggi in  certi luoghi,  si conosceva solo la schiavitù e il servaggio totale e lo sfruttamento: ora invece si comincia a sentire  per la prima volta che il lavoro non solo è necessario per procacciarsi il sostentamento ma altresì un contributo che si fornisce al benessere della  società: è una riprova della benedizione di Dio. E quindi il famoso precetto:  ora, labora et lege.
Pio XII subito dopo la fine degli orrori  del secondo conflitto mondiale, ritenne sua primaria responsabilità rammentare che San Benedetto era il  ‘Padre dell’Europa’  con tutto quanto ciò comportava;  e poi qualche anno più tardi  -le istituzioni europee erano state chiamate in vita da poco-   Paolo VI Montini colse tale fondamentale occasione di collaborazione europea e di buona volontà per proclamare  San Benedetto : ‘Messaggero di Pace’ cioè Patrono d’Europa: il 24 ottobre 1964 con l’enciclica ‘Pacis Nuntius’  ‘Messaggero di pace’  Papa Montini metteva finalmente fine ad un ritardo secolare a proposito del riconoscimento internazionale degli insegnamenti dell’umile monaco di Montecassino.
E Montecassino, porta del Sud della Ciociaria, ha rappresentato ed ancora rappresenta per l’Europa un luogo di ricovero, di rifugio e di fiducia nel futuro. E’ vero, si  dirà, malgrado la presenza dei monasteri benedettini in tutta Europa, ai quali agli inizi del 1100 andranno ad  aggiungersi quelli dei Cistercensi e dei Certosini e di altri ordini, tutti originari dai benedettini, le guerre e le carneficine continuarono ad imperversare in tutta Europa anche nei secoli successivi, è vero, perché il male purtroppo è quello che sempre prevale, ma si immagini che cosa sarebbe mai potuto avvenire senza la presenza di queste migliaia e migliaia di monaci e di monache che diffondevano i loro messaggi e le loro testimonianze.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

Chiara ZANFORLINI, I giochi nelle mastabe.

Alcune mastabe di Antico Regno e alcune tombe di Medio Regno raffigurano scene di giochi e attività sportive dei giovani egiziani. Non sempre è facile distinguere questo tipo di giochi, ma possiamo dividerli in giochi di equilibro, prove di forza, giochi di destrezza e abilità, giochi di lotta e giochi statici. Ci sono anche giochi con la palla, oltre a giochi da tavolo come la senet e il mehen.

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Autore: Chiara Zanforlini – zanforlini_chiara@libero.it

Giovanni CIARROCCHI. Considerazioni sull’area santuariale di Cupra Marittima.

Le notizie sul culto della dea Cupra, nella tradizione classica, sono riportate da Asinio Pollione, dal geografo Strabone e dal poeta Silio Italico.
Il passo di Strabone, riportato anche da T. Mommsen, aiuta a chiarire la natura divina della dea e l’attribuzione della fondazione: “… secundum Strabonem a Tuscis condita est et nuncupata ab aede Cuprae deae …”
Nella traduzione del testo greco, Mommsen attribuisce agli Etruschi la fondazione della città che prende il nome dal santuario della dea Cupra. Va pertanto presa in considerazione l’ipotesi di Giovanni Colonna la quale, dopo aver restituito la giusta importanza al passo di Strabone sulla fondazione cuprense, associa l’edificazione etrusca del santuario di Cupra (fine del VI secolo a.C.) agli eventi politico-militari che hanno portato all’impresa etrusca di Cuma nel 524 a.C.
Dopo la conquista romana inizia il processo di urbanizzazione del santuario e successivamente alla guerra sociale esso si ampliò fino a diventare città, con l’istituzione a municipium retto da duoviri e da aediles. In età sillana fu trasformata in colonia.

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Autore: Giovanni Ciarrocchi, Archeoclub di Cupra Marittima – giovciar@alice.it

Elia Fiorenza, La Calabria, il Mezzogiorno e l’Europa al tempo di San Francesco da Paola.

Martedì 11 giugno scorso la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone di Cosenza ha ospitato la presentazione del volume “La Calabria, il Mezzogiorno e l’Europa al tempo di San Francesco da Paola”. Con Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo metropolita di Reggio-Bova, sono intervenuti il presidente della Regione Mario Oliverio, l’assessore regionale all’Istruzione e alle attività culturali Maria Francesca Corigliano, il segretario regionale MiBAC per la Calabria, Salvatore Patamia. Le relazioni scientifiche sono state affidate alla direttrice del Polo Museale del MiBAC per la Calabria Antonella Cucciniello, e al professor Pietro Dalena, ordinario di Storia medioevale presso l’Università della Calabria.
L’evento di martedì si è inserito nel quadro delle manifestazioni relative alla mostra omonima, promossa e finanziata dalla Presidenza della Regione Calabria ed organizzata e realizzata dal Segretariato Regionale del MiBACT per la Calabria sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.
«La figura del Santo di Paola – hanno scritto gli organizzatori in una nota – è centrale nella storia dell’occidente cattolico e da secoli riunisce, come già accadeva nella tormentata Europa del XV secolo, un vastissimo popolo di devoti – uomini del popolo ed illustri feudatari, laici ed ecclesiastici – cui si deve la commissione delle tante e pregevolissime testimonianze d’arte che ancora oggi adornano numerosi altari ed arricchiscono private collezioni».
«Attraverso questi studi – scrive Mons. Morosini nelle pagine introduttive del volume – che venivano man mano pubblicati, abbiamo imparato a conoscere S. Francesco di Paola come uomo che si è adoperato per il riscatto sociale dei poveri, che vivevano le vessazioni della casa aragonese nel Regno di Napoli; come il diplomatico che svolge delicate missioni per conto del papa, del re di Napoli e del redi Francia; come il riformatore che prende a cuore il futuro destino della Chiesa e si impegna per la sua riforma. Diversi Convegni in Italia, Francia e Spagna celebrati in quest’ultimo cinquantennio, con contributi da parte di studiosi di livello internazionale, hanno cercato di mettere in luce questi aspetti nuovi della vita del Santo, parzialmente conosciuti nel passato e mai approfonditi storicamente».
«Se noi vogliamo rispondere veramente alle domande su chi sia stato S. Francesco di Paola e su come abbia interpretato il suo ruolo nel tempo in cui visse, – continua l’arcivescovo minimo – dobbiamo ricordare i grandi temi sociali, religiosi e politici che hanno agitato la Chiesa e la società del secolo XV. A mano a mano che si vanno moltiplicando tali studi e le iniziative culturali atte a farci conoscere meglio questo Eremita del nostro Sud, si vanno scoprendo nuovi elementi e tematiche della sua azione, attorno alle quali bisogna costruire uno nuovo giudizio storico, che si ripercuote naturalmente su di una nuova comprensione di lui, della sua azione e della sua personalità».

Autore: Elia Fiorenza – elia.fiorenza@unical.it