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Carlo FORIN. La teonomasiologia ci svela il pensiero del sacerdote sumero che componeva la giusta IDEA nella casa di DIO: AEDI.

Il tempio è, in latino, aedes (abl. aedi).
“Le singulier désigne spécialement la demeure du dieu” scrivono i massimi etimologisti indoeuropei Ernout e Meillet [coloro che hanno avuto il coraggio di confessare candidamente la loro incapacità di trovar un etimo indoeuropeo accettabile per ‘rosa’ –e RU SHA sono le sillabe sacre fondamentali in sumero RU ed in accado SHA]:
tr. ‘il singolare designa soprattutto la dimora del dio’.
Questa parola, che al singolare designa ‘soprattutto la dimora del Dio’, è una delizia per un teonomasiologo (uno che confronta i nomi degli Dèi), quando cerchi connessioni significative tra nomi degli Dèi e parole comuni strettamente legate ai nomi degli Dèi.


 


L’intero studio si trova nell’allegato.

Autore: Carlo Forin

Allegato: La giusta IDEA.pdf

Laura TUSSI, La psicanalisi come sovversione del sapere.

La psicanalisi è apparsa nel 1900 con Freud e per questo si è creata la distanza necessaria per considerarla in una prospettiva storica. Il movimento psicanalista non è unitario, tuttavia presenta uno stile cognitivo analogo a tutti i protagonisti: la capacità di dubitare delle certezze, di abbandonare la sicurezza del noto per l’ignoto, di tentare l’impossibile. Questo atteggiamento non riguarda solo l’oggetto della conoscenza, ma soprattutto il rapporto del ricercatore con se stesso. La psicanalisi intacca ogni residua certezza. E’ la riprova della debolezza e, al contempo, della forza della razionalità occidentale, testimoniando il fallimento del sapere scientifico, nella sua pretesa di conoscere, possedere e dominare la realtà, rendendo modificabile quello che prima sembrava dominato dal caos, con la scoperta delle sue leggi regolative. Freud non intende fare della psicanalisi una Weltanshauung, ma produrre un punto prospettico dal quale nessun sapere possa prescindere. È stato necessario mutare il rapporto che il medico intrattiene con la malattia. Oggetto d’indagine della psicanalisi classica è l’organo sofferente o la funzione distorta e la finalità ultima consiste nell’intelligibilità del sintomo inteso come connessione necessaria e costante tra causa organica ed effetto patologico. Questo nesso, catalogato come sindrome, viene inserito nell’archivio complessivo della tassonomia, ramo delle scienze biologiche preposto alla classificazione e alla nomenclatura degli organismi viventi e fossili, dove trova significato e valore. Freud tenta di inserirsi nella psichiatria istituzionale, ma non vi riesce anche perché rimane troppo coinvolto dal fascino dell’altro. La psichiatria si difende frapponendo fra sé e l’altro la barriera del sapere, della tecnica, facendosi puro strumento che indaga l’altro senza riconoscerlo, considerandolo cosa tra cose. Invece, il medico che si dispone all’ascolto si rende passivo, si lascia invadere dal discorso del malato che parla. Nel momento in cui non è più la parte malata che pone un problema, ma il soggetto che attraverso di essa si manifesta, la psicanalisi si stacca dalla medicina, scienza del corpo, per farsi scienza dell’uomo. Nel vuoto rimangono pratiche non riconosciute dalla scienza ufficiale, come il mesmerismo e l’ipnosi, in cui permane un insieme di pensieri e affetti, in una confusione tra il corporeo e lo psichico.

Il centro della ricerca di Freud fu l’inconscio, trasgredendo ai divieti disciplinari delle conoscenze istituzionali, organizzando un nuovo campo di saperi. Nella sua impresa conserva, della medicina, i privilegi attribuiti alla patologia, come possibilità di cogliere in forma evidente il funzionamento normale, e alla terapia, intesa come campo sperimentale dal quale trarre gli interrogativi e nel quale verificare le ipotesi esplicative. Freud cercherà per quanto possibile di non scindere la teoria dalla prassi, la metapsicologia dalla clinica. La psicanalisi nasce come terapia dell’isteria e dal rapporto con le isteriche Freud deriva la convinzione su cui si fonda tutta la sua ricerca: tutto l’agire umano, anche il meno intenzionale, è dotato di senso. Il senso non riguarda l’atto in sé, ma un significato nascosto che va ricercato con opportune strategie. Ogni manifestazione umana può essere letta come discorso manifesto che rimanda ad un discorso latente che ne detiene il senso. Ma non si tratta solo di scoprire una verità latente, ma di costruire un senso storico attraverso il lavoro analitico di composizione e ricomposizione dell’ evidente. La psicanalisi, secondo Freud, è un lavoro nel corso del quale emerge l’esperienza dell’inconscio. L’inconscio non è una cosa, non è una zona dell’apparato psichico, ma un’esperienza concreta ed una necessità logica. Solo ammettendo l’esperienza dell’inconscio possiamo capire brandelli di esperienza che altrimenti rimarrebbero privi di soggettività e di significato. Solo l’

Leonella CARDARELLI. Le origini dei giapponesi e lo shintoismo.

Credo che una delle cose più affascinanti dello studio di un popolo sia lo studio delle sue origini.
E poiché un popolo più è lontano geograficamente da noi più ci affascina, mi sono chiesta “Quali sono le origini dei giapponesi?”.
Nel 1961 Roger Bersihand pubblicò il volume Storia del Giappone. I primi capitoli di quest’opera sono dedicati alle origini del popolo giapponese e dello shintoismo, la loro religione.
Le prime testimonianze sul Giappone partono dal 600 a.C. La storia antecedente è piuttosto incerta. Si tende ad identificare i “veri giapponesi” con gli Ainu, i quali dichiarano a loro volta di esser stati preceduti da una razza che nelle cronache è chiamata Tsuchigume (ragno di terra). Alcuni Ainu sostengono invece che i loro antenati fossero dei nani (Kobito). Nel 1961 Bersihand dichiarava che erano rimaste solo alcune migliaia di Ainu, nell’isola di Kokkaidö  e a Sachalin.
Fisicamente gli Ainu sono di ossatura robusta, R. Bersihand dice che “sono pallidi, con gli occhi brillanti, la testa rotonda e sembrano discendere da un popolo bianco” (pag. 13). Dal punto di vista religioso essi credono in un dio supremo connesso ad altre divinità e venerano l’orso. La loro lingua è agglutinante e rientra nella famiglia coreana ma non ha nulla a che fare con il giapponese. R. Bersihand cerca di ricostruire le origini del popolo giapponese ma sostiene che questa impresa non è semplice in quanto vi è una bassa mole di dati, comunque lui ipotizza che i giapponesi siano venuti dal nord. Vi sono infatti elementi che lasciano notare una somiglianza religiosa tra la fede degli Uralo-mongoli e lo shintoismo, la religione giapponese: adorazione del Sole, sonagli per scacciare gli spiriti maligni, offerte di pezzi di stoffa ecc. Inoltre la stessa lingua giapponese, pur essendo simile al coreano, presenterebbe somiglianze con i dialetti di alcune tribù siberiane.
         
Il nome shintoismo deriva dal termine shinto che significa ‘via degli esseri di luce’, ‘via degli dei’. Questi esseri di luce sono chiamati kami. I kami possono esseri locali se sono gli spiriti di un luogo specifico oppure possono rappresentare degli specifici aspetti dell’universo, ad esempio il Sole. I kami sono tantissimi poiché tantissime sono le manifestazioni della natura. Lo shintoismo ha avuto questo nome solo allorché fu necessario distinguerlo dal buddismo. Alcune fonti sostengono che il buddismo fu di grande aiuto alla consolidazione dello shintoismo; in Storia del Giappone leggiamo invece che quando nel IV secolo a.C. il buddismo entrò in Giappone, esso sembrò soppiantare lo shintoismo, così lo shintoismo per non perire assimilò al suo interno alcune divinità buddiste finché nel XVIII secolo rinacque nella sua versione pura e nel 1868 fu dichiarato l’unica religione di stato.
Lo shintoismo può essere considerato una forma organizzata di animismo oppure, avendo una mitologia specifica, può essere considerato altresì una religione politeista con basi sciamaniche. E’ comunque una religione ciclica e cosmica che vede tutto il creato come una manifestazione del divino quindi è un sistema molto più complesso di come potrebbe apparire ad una prima lettura.
Più che sulla vita dopo la morte, lo shintoismo si preoccupa della vita in questo mondo.
Anche nello shintoismo, così come nel taoismo, non c’è una gerarchia da rispettare, non c’è un kami superiore agli altri. Non a caso la parola shinto è di origine cinese e queste due culture hanno avuto contatti fra loro. Mentre il taoismo si basa sull’equilibrio tra yin e yang, lo shintoismo si basa su tre elementi: in, yo e yuan. I primi due sono i corrispettivi dello yin e  dello yang cinesi, il terzo è la forza che si scatena dall’incontro di questi due elementi, cioè la manifestazione dell’energia cosmica. L’insieme di questi tre elementi viene raffigurato con un simbolo chiamato Tomoe.
Fino alla seconda guerra mondiale lo shintoi