RODAN. Ricerca sulla verifica dell’attendibilità della Storia del Diluvio di Noè.

Aperta come al solito la favolosa carta geografica, da foto satellitare, offerta da Google, mi sono messo ad esplorare i dintorni del Monte Ararat, ed ho constatato che l’unico modo per raggiungere le sue pendici via acqua, è quello di partire dal Mar Caspio e risalire la valle del fiume Aras, che, guarda caso ha un nome antichissimo che somiglia alla parola Arca.
A questo punto mi sono posto il problema di ipotizzare un allagamento tale da poter far giungere l’Arca su per quella vallata sommersa. Il problema sta nel dove trovare tutta l’acqua necessaria per un simile allagamento, dove trovare le sponde per contenerla (di certo non esiste tanta acqua da sommergere tutto il mondo fino alla punta dell’Ararat), e come produrla in brevissimo tempo.
Così ho cominciato a percorrere Internet, e così ho formulato l’ipotesi che segue:


1) da una carta geografica disegnata da Erodoto nel V sec.a.C. si nota che il mar Caspio fa unico corpo con l’Aral e tutta la Depressine Turanica. Un immenso mare interno certamente abitato,


2) dalla Storia delle Glaciazioni terrestri, non ero riuscito a capire come mai la fase Wurm ebbe una evoluzione diversa dalle precedenti, perché impiegò 15.000 anni per arrivare all’apice, e poi al 10.000 a.C. si è esaurita in soli 3.000 anni (invece che altri 15.000) talchè nel 6.500 a.C. c’erano già genti che scorrazzavano per le steppe russe e germaniche,


3) da varie note di geologi e archeologi ricercatori in Armenia, Kurdistan ed Azerbaigian, appresi che sono stati notati qua e là, segni di livelli d’acqua attorno alla quota +120 metri, attribuibili a qualche migliaia di anni fa (e non milioni di anni fa),


4) nel 1998 gli archeologi americani Ryan e Pitman hanno trovato villaggi preistorici sommersi nel Mar Nero, a 90 metri di profondità, il che dimostra che il Mar Nero fu un lago abitato come il Caspio,


5) il ricercatore russo V.G.Chuvardinsky, ha posto in discussione la Teoria delle Glaciazioni, perché non si adatta alle morene glaciali del Dniper, Don e Volga. Lo studio delle morene è un elemento fondamentale per stabilire l’evoluzione delle glaciazioni, e poiché maturò sulle ricerche nell’area alpina, fu concluso che il peso dei ghiacciai (spessi oltre 1000 metri) sulla pendenza delle valli montane, genera la forza che costruisce le morene. Però il mitico russo osserva che per fare morene in un’enorme pianura, a migliaia di km dall’origine, ci vorrebbe un ghiacciaio alto 30.000 metri il che è assurdo. Quindi va bene tutto quello che si è già capito, ma c’è dell’altro.


6) allora sono andato a cercare cosa dice Internet della caduta di grandi meteoriti, ed ho trovato due citazioni significative: in Siberia nel 1908 (Tunguska) ed ancora in Siberia nel 1947 (Sikhote-Alin).


Due cadute di grandi meteoriti che hanno lasciato perplessi sul come sono avvenute.


Così di botto sono approdato alla spiegazione del Diluvio di Noè, che pur nel suo aspetto fantasioso, diventa del tutto verosimile.
Attorno al 7.000 a.C. c’era ancora un’enormità di ghiaccio dall’ Europa alla Siberia, una calotta spessa 1000 metri che si estendeva dal Mare del Nord allo stretto di Bering. Poi cadde una o più meteoriti giganti sul tipo delle ultime due, che per un fenomeno di massa critica, arrivano a tale velocità da esplodere in aria (da 3 a 5 km altezza) e non toccano terra se non sotto forma di piccole schegge; però liberano una tale energia termica da superare la maggiore delle bombe atomiche.
In quel frangente una parte di ghiaccio è vaporizzato andando a creare 40 giorni di piogge torrenziali, ed un’altra parte di ghiaccio è fusa, generando immensi corsi d’acqua che si sono riversati nell’unica direzione possibile, cioè il Mar Nero, Caspio e Azov, perché a nord c’era la calotta glaciale, ad est la barriera Altai – Hindukush, ad ovest i Carpazi, e tutta la sponda sud è data dai monti dell’Anatolia, Caucaso ed Elburz. Ed allora ecco che una crosta d