Orazio FERRARA: I soldati, le armi e la guerra nell’Egitto antico.

Gli Hyksos: una lezione da imparare.

Per secoli gli influssi delle civiltà esterne sono relativamente pochi in quella società essenzialmente autarchica che è l’Egitto antico, per cui ancora più scarse, a maggior ragione, sono le novità apportate in un lungo arco di tempo alla sua struttura militare, organismo già di per se stesso tendenzialmente conservatore. Ciò viene, in larga misura, favorito dal compito soprattutto difensivo che ha davanti a sé per centinaia di anni l’armata egiziana. In un paese, alieno per tanta parte della sua storia da mire imperialiste, il suo ruolo è assai semplice: contenere e ricacciare le bande di nomadi predatori, provenienti dai deserti africani, e chiudere sul Sinai la porta ad un’eventuale invasione proveniente dall’Asia.

Così il guerriero delle prime dinastie è armato in modo fondamentalmente simile al fante che affronterà in battaglia gli invasori Hyksos. E quando, nel 1700 circa avanti Cristo, queste genti guerriere di stirpe oscura, guidate però quasi sicuramente da nobili indoeuropei, si presentano nel corridoio sinaitico, chiave dell’Egitto per un’armata nemica proveniente dall’ est, per gli egiziani è il bagno di sangue e la disfatta. Sconfitta dovuta senza dubbio alla struttura militare antiquata, su cui si abbatte, come un maglio distruttore, quella sconvolgente novità tecnologica costituita dal carro da guerra leggero a due ruote, trainato da cavalli, e di cui sono in possesso gli Hyksos. E’ dunque sull’onda amara di questa invasione che gli egiziani conoscono un nuovo modo di far la guerra e l’uso dei reparti carrati. Allora i vinti osservano in silenzio i vincitori nelle loro grandiose manovre militari che, secondo quanto scrive Manetone, si tengono ogni anno nella città fortificata di Avaris, e imparano. Non passerà molto tempo che, cacciati gli invasori, anche 1′Egitto cullerà la sua ambizione imperialista e dilagherà nell’Asia, raggiungendo sotto Thutmosi III (1500 a. C.) l’apice della sua potenza militare.

Distretti militari, privilegi e ricompense.

Nella rigida gerarchia della società egiziana la casta dei guerrieri viene immediatamente dopo la prima, che è quella dei sacerdoti. Tra le due caste è permesso il matrimonio ed i figli appartengono alla stessa casta del padre.

Non tutti i distretti o “nomi”, cioè i territori agricoli che ruotano attorno ad una città e in cui è suddiviso da tempo immemorabile l’Egitto, danno soldati all’armata, ma soltanto alcuni distretti destinati esclusivamente a tale compito. La cosa è comune nel mondo antico; a questo proposito si ricordino le città dei carri da guerra del re Salomone, citate dalla Bibbia. Erodoto nel secondo libro delle sue “Storie” riporta l’elenco completo dei distretti militari egiziani e fa ascendere a circa 410.000 gli uomini atti alle armi, cifra che si ritiene eccessiva, dato che, anche nei suoi momenti migliori, l’armata egiziana non supererà mai i 50.000 effettivi. Probabilmente Erodoto si riferisce soltanto alla potenzialità del serbatoio umano maschile cui attingere.

Annualmente, in tempo di pace, i distretti sono tenuti a mandare al faraone complessivamente circa 2.000 guerrieri scelti, che costituiscono la sua guardia personale, a questi, dopo l’adozione del carro da guerra, si aggiungerà un reparto carrato forte di 600 veicoli. Sia in pace che in guerra ai soldati egiziani non viene corrisposta nessuna paga, d’altronde essi non conoscono la moneta, questa verrà adottata dopo Alessandro il Grande sotto i Tolomei.

Comunque i guerrieri godono di alcuni privilegi: dodici “arure” (circa tre ettari) di terra libere da imposte. Inoltre chi fa parte del corpo di guardia del faraone riceve ogni giorno un peso di cinque mine di grano abbrustolito, due mine di carne .bovina e quattro aristeri (più di un litro) di vino. Infine a tutto ciò va aggiunto l’eventuale bottino di guerra: i nemici vinti che diventano loro schiavi e, per i più valorosi, preziose asce d’ oro of