Nicoletta TRAVAGLINI: Malanoctem.

Correva l’anno milletrecento e … ed il mastio si ergeva con la sua ieratica imponenza, proprio a picco sul fiume Sangro, quasi a volersi specchiare sulle sue limpide acque. Il castello rischiarato da una miriade di torce sembrava brillare di una luce quasi diurna, mentre Oderisio, il signore e padrone della rocca, si preparava a trascorrere una piacevole serata in compagnia delle dame e cavalieri che risiedevano alla sua corte.

Cupi presentimenti

I musici allietavano la serata con i loro canti, mentre i giullari e i saltimbanchi, facevano divertire adulti e bambini con i loro giochi e scherzi. Le tavole imbandite traboccavano di cacciagione e vino, la serata trascorreva tra risa canti, danze, giochi e affari, tutto sembrava perfetto, poiché nessuno percepiva la nera ombra di sventura addensarsi all’orizzonte. Solo alcune oscure figure, che vivevano nel castello, forse alchimisti, maghi o semplici veggenti, avvertivano l’imminente fine.
Passarono giorni e giorni senza storia, mentre la rocca ed il suo borgo, sembrava non avvertire questa nera cappa che l’avvolgeva in un fatale abbraccio.
L’operoso villaggio non notava l’insolito volo di corvi sulle merlature del possente e vasto maniero, il triste canto delle civette e, soprattutto il lento ma inesorabile avvicinarsi di un feroce signore confinante, che pericolosamente e minacciosamente si stava ammassando lungo i confini del feudo.

Oderisio al fine notò l’inusuale spiegamento di guerrieri e così rafforzata la sorveglianza del borgo e della rocca si preparò ad affondare l’oscuro nemico.
La battaglia fu cruenta e mentre una pioggia di frecce sibilavano nell’aria, un denso fumo e le fiamme avvolgevano il borgo, l’odore del sangue si spandeva nell’aria, resa pesante da denso fumo che si levava ormai anche dalla rocca. Non c’era più speranza di salvezza e così il nobile dovette arrendersi alla cruda realtà ed accettare l’ignominiosa resa con la quale egli dovette concedere al nemico, per una notte, tutte le donne del borgo.

La tragica resa
Le urla, i pianti, i gemiti e il rumore metallico delle armature si spandevano nell’aria di un triste imbrunire, mentre si preparava una notte di terrore per gli sconfitti, che solo il nascere di un nuovo e tragico giorno avrebbe posto fine a tutto, come gli spensierati giorni di un passato ormai lontano. In ricordo di quella tragica e violenta notte questo feudo fu chiamato Castel di Malanoctem, che in seguito venne mutato in Buonanotte.

Questa è una delle tante leggende che aleggiano intorno all’origine del nome del delizioso e accattivante paesino di Montebello sul Sangro, narrato qui, in maniera romanzata, poiché alcune fonti riportano questi fatti come realmente accaduti.

Montebello sul Sangro

Questo scorcio ameno d’Abruzzo è formato da due centri separati, cioè il borgo antico dove si sono verificati i fatti narrati, e quello nuovo che abbraccia l’altro versante di Monte Vecchio, nella media valle del Sangro. Questi due centri, sono immersi in un oceano di verde, tra macchia mediterranea e pascoli erbosi, che rendono ancora più suggestiva la posizione di questo delizioso paese, che oggi si affaccia direttamente sul Lago artificiale di Bomba.

La parte vecchia di Montebello, interamente abbandonata nella seconda metà del Novecento in seguito a frane che rischiavano di distruggerlo dalle fondamenta, è costruita su un poggio roccioso.
Le sue origini risalgono, probabilmente, al XII secolo; nel 1300 fu un feudo di Oderisio, successivamente fu un dominio dei Caldora, quindi di Raimondo Annichino, infine nel XVIII secolo fu proprietà dei Malvezzi Malvini di Bologna e oggi è solo uno dei tanti borghi storici ricoperti dalle sabbie e dall’usura del tempo, con vestigia di un passato violento, ma affascinate.

Autore: Nicoletta Travaglini