Nicoletta TRAVAGLINI: L’ombra del lupo.

Nell’immaginario collettivo il lupo è stato sempre considerato come un animale, malvagio, crudele, feroce e, soprattutto assetato di sangue. Esso, nella fantasia popolare, come nell’iconografia classica, rappresentava l’ossessione dei viandanti e dei pastori che si spostavano lungo i tratturi, con i loro immensi greggi.

In vero, il lupo è un animale molto intelligente, timido e fiero, relegato in una nicchia a causa dell’assoluta mancanza di prede selvagge e costretto a vivere in spazi molto angusti dei parchi o delle riserve, nutrendosi, a volte, di rifiuti.

Il mito del lupo

Nelle società agro-pastorali, come il nostro Abruzzo, questa fiera, ha sempre goduto di un fama sinistra, ma presso i Lapponi e gli Esquimesi, esso è venerato come una divinità apportatrice di vita e di morte, del sole e delle oscurità e per il suo straordinario potere sulla luce.

Il suo mito si perde nella notte dei tempi ed è presente già in tradizioni pre-cristiane. Esso venne scelto come simbolo da molti popoli barbarici, che durante le loro invasioni, si identificarono con questo predatore, seminando morte e distruzione in suo nome; lo stesso Gengis Khan era il diretto discendente del grande Lupo Azzurro, leggendario antenato dei mongoli.

Nelle società cristiane il lupo è la raffigurazione del male, poiché esso è il più grande cacciatore e nemico dell’agnello, che rappresenta la bontà e la sottomissione. Il lupo diventa suo malgrado il simbolo della malvagità assoluta e nella letteratura gotica, in “Dracula” di Abram Stoker specialmente, esso è l’incarnazione di forze demoniache, prendendo una connotazione quasi umana.

Questa immagine deleteria e perniciosa si è stratificata nei secoli diventando una valida scusante per lo sterminio indistinto di queste povere bestie che nel 1982 sono diventate una specie protetta.

La tradizione del lupo come simbolo della malvagità, è nato, quindi, da un pericolo reale connesso al mondo agreste della pastorizia, nelle zone montane, pedemontane e nelle pianure ove il lupo aggrediva le greggi sterminandoli e negli inverni più rigidi si spingevano fino alle porte di molti paesini di montagna facendo temere per l’incolumità dei loro abitanti.

Di questo mondo agro-pastorale rimangono solo labili tracce nelle favole e nelle tradizioni popolari e, nonostante tutto il lupo, continua a terrorizzare i nostri sonni; forse perché il suo mito è stato ed è alimentato da una particolare iconografia cinematografica basata sul lato oscuro di questo predatore.

Il lupo di Pretoro

Nel nostro Abruzzo il mito del lupo ha radici molto profonde che emergono dalle molte leggende e tradizioni popolari come “Il Lupo di Pretoro”. Questa festa si celebra la prima domenica di Maggio in onore di San Domenico che secondo la tradizione ammansì un lupo. La leggenda vuole che tanti e tanti secoli fa una famiglia di boscaioli, che vivevano al limitare del bosco, fu aggredita da un lupo che rapì il loro piccolo. I genitori si disperarono e in special modo l’uomo che era assente durante incursione del predatore. Il boscaiolo rimproverò aspramente la moglie e mentre faceva ciò gli apparve San Domenico,che impietosito dalla situazione, opera il miracolo di ammansire il lupo, che riportò il bambino rapito alla famiglia.

Demoni

In contrapposizione a queste tradizioni del lupo buono esistono delle leggende che narrano di canidi molto feroci e di branchi di lupi famelici capeggiati da strani esseri, che la fantasia popolare identifica con demoni.

Durante la Prima Guerra Mondiale molti soldati abruzzesi, per andare nel molisano, dovevano attraversare il valico chiamato “ Colle del Soldato” dalle parti di Agnone. Questa zona pare che fosse infestata da lupi; una sera particolarmente rigida e nevosa alcuni soldati attraverso il valico, ma mentre lo oltrepassavano gli si parò davanti una oscura ed enorme figura che sbarrò loro il