Laura TUSSI, La psicanalisi come sovversione del sapere.

La psicanalisi è apparsa nel 1900 con Freud e per questo si è creata la distanza necessaria per considerarla in una prospettiva storica. Il movimento psicanalista non è unitario, tuttavia presenta uno stile cognitivo analogo a tutti i protagonisti: la capacità di dubitare delle certezze, di abbandonare la sicurezza del noto per l’ignoto, di tentare l’impossibile. Questo atteggiamento non riguarda solo l’oggetto della conoscenza, ma soprattutto il rapporto del ricercatore con se stesso. La psicanalisi intacca ogni residua certezza. E’ la riprova della debolezza e, al contempo, della forza della razionalità occidentale, testimoniando il fallimento del sapere scientifico, nella sua pretesa di conoscere, possedere e dominare la realtà, rendendo modificabile quello che prima sembrava dominato dal caos, con la scoperta delle sue leggi regolative. Freud non intende fare della psicanalisi una Weltanshauung, ma produrre un punto prospettico dal quale nessun sapere possa prescindere. È stato necessario mutare il rapporto che il medico intrattiene con la malattia. Oggetto d’indagine della psicanalisi classica è l’organo sofferente o la funzione distorta e la finalità ultima consiste nell’intelligibilità del sintomo inteso come connessione necessaria e costante tra causa organica ed effetto patologico. Questo nesso, catalogato come sindrome, viene inserito nell’archivio complessivo della tassonomia, ramo delle scienze biologiche preposto alla classificazione e alla nomenclatura degli organismi viventi e fossili, dove trova significato e valore. Freud tenta di inserirsi nella psichiatria istituzionale, ma non vi riesce anche perché rimane troppo coinvolto dal fascino dell’altro. La psichiatria si difende frapponendo fra sé e l’altro la barriera del sapere, della tecnica, facendosi puro strumento che indaga l’altro senza riconoscerlo, considerandolo cosa tra cose. Invece, il medico che si dispone all’ascolto si rende passivo, si lascia invadere dal discorso del malato che parla. Nel momento in cui non è più la parte malata che pone un problema, ma il soggetto che attraverso di essa si manifesta, la psicanalisi si stacca dalla medicina, scienza del corpo, per farsi scienza dell’uomo. Nel vuoto rimangono pratiche non riconosciute dalla scienza ufficiale, come il mesmerismo e l’ipnosi, in cui permane un insieme di pensieri e affetti, in una confusione tra il corporeo e lo psichico.

Il centro della ricerca di Freud fu l’inconscio, trasgredendo ai divieti disciplinari delle conoscenze istituzionali, organizzando un nuovo campo di saperi. Nella sua impresa conserva, della medicina, i privilegi attribuiti alla patologia, come possibilità di cogliere in forma evidente il funzionamento normale, e alla terapia, intesa come campo sperimentale dal quale trarre gli interrogativi e nel quale verificare le ipotesi esplicative. Freud cercherà per quanto possibile di non scindere la teoria dalla prassi, la metapsicologia dalla clinica. La psicanalisi nasce come terapia dell’isteria e dal rapporto con le isteriche Freud deriva la convinzione su cui si fonda tutta la sua ricerca: tutto l’agire umano, anche il meno intenzionale, è dotato di senso. Il senso non riguarda l’atto in sé, ma un significato nascosto che va ricercato con opportune strategie. Ogni manifestazione umana può essere letta come discorso manifesto che rimanda ad un discorso latente che ne detiene il senso. Ma non si tratta solo di scoprire una verità latente, ma di costruire un senso storico attraverso il lavoro analitico di composizione e ricomposizione dell’ evidente. La psicanalisi, secondo Freud, è un lavoro nel corso del quale emerge l’esperienza dell’inconscio. L’inconscio non è una cosa, non è una zona dell’apparato psichico, ma un’esperienza concreta ed una necessità logica. Solo ammettendo l’esperienza dell’inconscio possiamo capire brandelli di esperienza che altrimenti rimarrebbero privi di soggettività e di significato. Solo l’