Laura TUSSI: I luoghi della memoria.

Introduzione

La terra di Brianza è un territorio costellato di “Luoghi della memoria” ossia di Musei, Fondazioni ed enti culturali che trasmettono e testimoniano “i segni dei tempi”, vale a dire i “reperti” non solo di una cultura contadina che è andata via via scomparendo nella seconda metà del secolo scorso, ma anche di una storia antichissima testimoniata da fossili e reperti di diverse ere geologiche, indicanti addirittura la presenza del mare in terra di Brianza e delle primitive comunità di ominidi dall’homo herectus, all’homo sapiens. I luoghi della memoria sono realtà effettive e militanti culturalmente nell’ambito del territorio Brianteo anche dal punto di vista didattico/pedagogico ed educativo, in quanto cooperano e collaborano a diretto contatto con le istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado. Anche per questo motivo tali molteplici e variegate realtà culturali devono essere tutelate ed appoggiate da politiche socioculturali ed ambientali lungimiranti per “…dare un futuro alla memoria”, al fine di conservare e tramandare ai posteri la storia locale più recente o antichissima, utile per lo sviluppo cognitivo globale delle giovani generazioni in fase di apprendimento e di formazione che dovrebbero avere una visione olistica del territorio e delle comunità paesistiche in cui vivono, anche in vista di una riforma neoglobalizzatrice della cultura che pone in risalto anche le minoranze culturali e sociali, inserite in un sistema globale e mondiale.

Il Museo Etnografico dell’Alta Brianza nel Parco Monte Barro.

Nell’area del Parco, nella porzione di Camporeso ha sede il museo che documenta gli usi ed i costumi dell’attività contadina dell’Alta Brianza. Il nucleo, attestato sin dal 1300, ebbe destinazione agricola a partire dal 1500; i terrazzamenti testimoniano il duro lavoro per recuperare terreno dalle colline mentre l’esistenza di teleferiche testimonia la coltura del bosco e l’attività di raccolta del fieno trasportato a valle. Praticata era la coltura della vite; allevamento e pastorizia erano le altre attività che permettevano alle genti di questi luoghi di vivere dei proventi di un economia esclusivamente agricola e qui verranno reintrodotti la pecora brianzola e l’asino: quest’ultimo viene immesso nella parte somministrata allo scopo di eliminare le erbe infestanti (la serpizio e l’erba nolino) e preservare la biodiversità dei prati magri. Scopo del museo è di documentare le condizioni (la vita dei contadini della Brianza collinare e di far rivivere il territorio anche attraverso il graduale recupero ambientale con la piantumazione di specie arboree e autoctone o da secoli presenti localmente, come l’ulivo, il gelso, le piante da frutta e i filari di viti. E di preservare anche gli interventi fatti dall’uomo nel corso dei secoli stimolando la ripresa dell’attività agricola tradizionale ancor oggi possibile. In sintesi, è di creare un ecomuseo, ciò che fa di Camporeso un’esperienza unica nel sistema di musei della Brianza.

Il Museo della Meccanizzazione Agricola a Usmate-Velate.

Il museo fu ideato alcuni anni orsono dal sig. Mario Roveda, imprenditore agricolo di Usmate. Scopo del museo è di raccogliere ed esporre esemplari autentici di attrezzi e macchine che rappresentano l’evoluzione tecnica e tecnologica dell’agricoltura e, quindi, dell’evoluzione della meccanizzazione che ha accompagnato una delle attività fondamentali praticata dall’uomo sin dai tempi più antichi. L’idea è divenuta progetto per il sostegno dato all’iniziativa dal Rotary Club Vimercate Brianza Est, che ha richiesto all’Ente locale la possibilità di collocare il materiale raccolto utilizzando una parte della villa Scaccabarozzi. L’edificio, già censito dal catasto Teresiano, fu quasi certamente una villa di delizia che, nel tempo, ha subito radicali trasformazioni; esso è stato
recentemente acquisito dall’Amministrazione locale e destinat