Ileana TOZZI. Una reatina a Viterbo. Il primo miracolo della beata Colomba presso il Santuario domenicano di Santa Maria della Quercia.

Colomba da Rieti: cenni biografici


Fra le seguaci di Santa Caterina da Siena, fiorite durante la prima età moderna nel Terz’Ordine della Penitenza di San Domenico, merita di essere ricordata nella ricorrenza del V centenario della morte la beata Colomba da Rieti che seppe aderire al modello della spiritualità cateriniana con lucida consapevolezza, interpretandone con tratti originali gli intenti di apostolato, di moralizzazione e di pacificazione della società civile ed ecclesiastica del tempo in cui ebbe a vivere.
Colomba da Rieti nacque nella città sabina il 2 febbraio 1467, nella ricorrenza della solennità religiosa della Purificazione, da una agiata famiglia di mercanti di pannilana impegnati nella scalata al potere economico e politico in seno alla pubblica amministrazione.
Educata cristianamente dalla madre Vanna Guadagnoli, fu avviata all’esercizio delle lettere ed alla coltivazione della sua innata vocazione religiosa dalle donne che si radunavano intorno alla priora Francesca Cervasi reatina presso la casa santa del Terz’Ordine della Penitenza di San Domenico.
Benché il padre l’avesse destinata al matrimonio con il giovane esponente di una antica casata, consolidando così il prestigio familiare attraverso la nuova parentela, a soli dodici anni Colomba trovò la forza di opporsi ad un progetto di vita non condiviso: stando alla Legenda volgare scritta da uno dei suoi confessori, il dotto domenicano perugino Sebastiano Angeli, seguendo l’esempio di Santa Caterina la fanciulla si recise le chiome e ricusò pubblicamente il fidanzamento. Fece seguito a questo duro atto di insubordinazione un lungo periodo di isolamento, quasi di segregazione domestica. Per ben sei anni, infatti, i familiari tentarono di imporre la loro volontà a Colomba, negando l’assenso alla monacazione. Finalmente nella primavera del 1485, superata l’ostilità del padre, la giovane vestì solennemente l’abito bianco e il velo nero del Terz’Ordine della Penitenza di San Domenico presso la chiesa reatina annessa al convento dei Padri Predicatori. Fino al 1488, la religiosa rimase a dimorare presso la casa natale, secondo quanto era consentito dalle Regole di fra Munio di Zamora per le terziarie, che conducevano una forma di vita intermedia fra l’esperienza comunitaria prescritta per le monache professe e la condizione secolare. Dal 1488 al 1501, la vita mirabile di Colomba da Rieti si svolse a Perugia, dove la religiosa si recò su ispirazione mistica, compiendo un viaggio travagliato e non privo di insidie.
Presso la città umbra, Colomba da Rieti contribuì alla riforma della vita religiosa femminile fondando una comunità di terziarie dotata di noviziato, si impegnò attivamente alla pacificazione della società civile travagliata dalle aspre contese che opponevano gli Oddi ed i Baglioni, impegnati nella lotta per l’insignorimento, operò incessantemente per la moralizzazione della Chiesa, retta allora da papa Alessandro VI Borgia.
Colomba da Rieti seppe incarnare lo spirito di riforma che infiammò l’animo del correligionario fra Girolamo Savonarola, facendosene interprete mite e strenua ad un tempo.
Estenuata dalle pratiche penitenziali e dai digiuni, morì in concetto di santità il 20 maggio 1501, al tramonto della festività di Pentecoste.


Il pellegrinaggio al santuario mariano della Quercia


Nel 1487, un anno prima di lasciare per sempre la casa e la città natale, Colomba da Rieti compie un pellegrinaggio alla volta del santuario domenicano di Santa Maria della Quercia in compagnia di dodici persone, amici e parenti che condividono con lei le fatiche e le difficoltà del viaggio.
La comitiva s’incammina a piedi da Rieti alla volta della città di Viterbo. La giovane religiosa, che per l’occasione ha indossato un paio di scarpe per compiacere alla volontà della madre, è costretta a percorrere un lungo tratto del viaggio a dorso di un puledro offertole da una donna, impietosita dai