Giuliano CONFALONIERI, Fabbriche di sogni.

La grande fabbrica dei sogni romana nasce sulle ceneri degli stabilimenti cinematografici della Cines, distrutti da un vasto incendio nel 1935.
Mussolini fu sempre un convinto assertore della propaganda politica e sociale fatta anche attraverso le immagini in movimento: i documentari dell’Istituto LUCE – tra i più ricchi reperti storici del cinema – sono saturi della sua presenza tra gli operai, alla trebbiatura, in Libia, alle ‘adunate oceaniche’. Il Duce comprese subito l’importanza del cinema per costruire un ennesimo monumento al regime e non perse l’occasione per realizzare un nuovo complesso destinato alla produzione ed alla diffusione di film: il 28 aprile 1937 inaugurò 12 teatri di posa, attrezzature tecniche, la grande piscina e tutti i servizi necessari per far funzionare la macchina industriale che avrebbe sfornato in un anno di attività una settantina di film a fronte dei 21 prodotti mediamente dalla vecchia Cines (nel 1935 era stato fondato dal Miniculpop, Ministero Cultura Popolare, il Centro Sperimentale di Cinematografia per formare registi, attori e tecnici specializzati).
La ‘Hollywood sul Tevere’, un’area di quasi 600 mila mq. a nove chilometri da Roma sulla via Tuscolana – bombardata durante la seconda guerra mondiale, invasa da sfollati alla ricerca di un riparo e di legna da ardere – fu nuovamente in grado di lavorare nell’immediato dopoguerra.
La realizzazione dei kolossal americani diede a Cinecittà l’impulso necessario per rimettere in moto set e sale di montaggio, impianti di registrazione sonora e di sincronizzazione. Gli addetti si conformarono ai sistemi di lavorazione d’oltreoceano quando furono realizzati “Quo Vadis?”, “Ben Hur”, “Cleopatra”.
Nel 1959 Federico Fellini vi girò “La dolce vita” e di Cinecittà, suo abituale luogo di lavoro, diceva: ‘Mi piace avventurarmi e girovagare tra quelle crete spaccate dal sole, quelle montagne di legno infradiciato… Ci ho abitato come in casa, molte volte anche la domenica pomeriggio… perché mi piaceva il suo silenzio da sanatorio o da ospizio nel quale potevo lavorare calmo e solo. Il teatro 5 è il posto ideale… un mondo da creare.’ 
Quando negli anni 1970/1980 il grande schermo entrò in crisi per la strettoia delle reti televisive e delle videocassette, anche Cinecittà segnò il passo. Fortunatamente, la ristrutturazione in occasione del cinquantenario e la richiesta di strutture adeguate per la realizzazione di spot pubblicitari e film tv, ha ridato nuova linfa ad uno stabilimento nel quale è possibile ‘entrare con il copione sottobraccio ed uscire con il prodotto pronto per il mercato’.
Oggi, l’area specializzata romana è così sponsorizzata: ‘Il sogno di una fabbrica, un cantiere dai lavori sempre in corso, un laboratorio sempre aperto in cui operatori, sceneggiatori, registi, scenografi, macchinisti, musicisti, sarte, fonici e comparse lavorano tutto l’anno…’


Il sobborgo di Los Angeles è la capitale dell’industria cinematografica americana da più di 90 anni. Nei secoli passati faceva parte del territorio abitato dalle tribù indiane Cahuenga e Cherokee.
Fu uno dei primi coloni bianchi alla fine dell’Ottocento a battezzare la zona con il nome Hollywood, il cui significato è ‘bosco di agrifoglio’.
Nel 1907 un produttore di Chicago pensò di sfruttarne le condizioni ottimali climatiche e ambientali per girare gli esterni della storia del Conte di Monte Cristo. Quattro anni dopo fu installato un teatro di posa permanente con conseguente migrazione da New York di alcune Case di produzione.
C.B. De Mille girò a Hollywood nel 1913 il suo primo film “The Squaw Man”. In quegli anni furono fondate la Paramount, la Universal, la Fox, la Warner, la United Artists e la MGM.
Nel 1921 si produssero 854 film, l’anno successivo fu elevata sul monte Lee la scritta alta 17 metri ‘Hollywoodl