Giuliano CONFALONIERI, Damasco.

Damasco è da tempo sotto i riflettori dell’opinione pubblica internazionale. Ciò riporta ad un secolo fa quando il tenente Thomas Edward Lawrence (1888/1935) è stato protagonista della politica e della guerriglia in Arabia.
Mentre in Europa esplodeva la prima guerra mondiale, fu inviato al Cairo come ufficiale di collegamento tra le truppe inglesi e le tribù arabe: in questo ruolo condusse la rivolta contro i turchi guidando i beduini nel deserto alla conquista di Damasco. Concluso il suo compito con il grado di colonnello, deluso dal comportamento dei compatrioti nei confronti degli arabi, nel 1922 si dimise arruolandosi poi come semplice aviere e sotto falso nome nella Royal Air Force. Smobilitato nel 1935, morì pochi mesi dopo per un misterioso incidente motociclistico. Nel 1926 pubblicò privatamente il resoconto dell’esperienza nel ponderoso libro “I sette pilastri della saggezza”, autoritratto di una personalità contraddittoria, sensibile e crudele, temeraria e masochista. Nato nel Galles, Lawrence compì gli studi universitari ad Oxford. Tra il 1909/1914 soggiornò più volte in Siria e Mesopotamia prima per motivi di studio, poi con una spedizione archeologica sull’Eufrate. In Egitto ebbe il compito dall’Intelligence Service di estendere la rivolta contro i turchi – obbligandoli così ad impegnare truppe dislocate sul fronte occidentale – iniziata dalla tribù di Husain Alì per affiancare le forze militari inglesi in Medio Oriente. Lawrence ha scritto un’opera affascinante nella quale mescola la cronaca con l’ispirazione letteraria, l’ufficiale in missione col viaggiatore e l’archeologo.
Lo stile, di grande efficacia narrativa, ne fa un classico della letteratura inglese, un tipo di prova definito da Ernest Hemingway in altre occasioni ‘prosa a quattro dimensioni’: come condurre una guerriglia con gente male armata e vincolata da codici tribali in un ambiente da epopea greca, il deserto che incanta ed uccide, il ritratto del profeta guerriero Faysal, colui che sarà il futuro sovrano dell’Iraq. Lawrence diventa arabo tra gli arabi, accettato e rispettato come uno dei loro capi pur essendo agli ordini dello Stato Maggiore britannico. Un personaggio che si confronta con le proprie debolezze, le vince e le fa diventare momenti di estrema determinazione come quando caparbiamente – già sfinito per una lunga traversata – torna con il cammello tra le dune roventi per salvare un compagno, oppure quando massacra selvaggiamente con il proprio gruppo un reparto di militari turchi, quando è sottoposto alla tortura, quando conduce all’assalto le truppe bedù cammellate dopo un audace percorso attraverso un deserto di sabbia invivibile, quando reagisce verso i superiori per difendere gli amici arabi, quando riceve l’onore di essere accolto nella tribù di Faysal con il rito della vestizione, quando fa saltare i convogli della linea ferroviaria turca, quando entra vincitore ad Aqabah, quando la morte e la sofferenza gli passano accanto, quando conclude l’avventura con Damasco conquistata per poi appartarsi in un anonimato al quale non era aduso.
La parte finale del libro-diario riassume con emozione i sentimenti contrastanti del distacco dagli anni dell’epopea araba: “ … allorquando lasciai Damasco, il 4 ottobre 1918, i siriani avevano il loro governo de facto che resistette due anni, senza appoggio straniero, in un paese occupato, devastato dalla guerra e contro la volontà di importanti elementi alleati. A tarda sera ero solo, seduto nella mia camera e lavoravo e pensavo con tanta calma quanto me ne permettevano i turbolenti ricordi della giornata, quando i muezzin cominciarono a lanciare il loro richiamo all’ultima preghiera attraverso la notte nebbiosa che si stendeva sull’illuminazione della città festante. Uno, dalla voce armoniosa di speciale dolcezza, da una moschea vicina, gridava in modo ch’io lo udivo attraverso la mia finestra e mi sorpresi a seguire le sue parole: