Giuliano CONFALONIERI. Cent’anni fa moriva suicida Emilio Salgari.

Sandokan pirata, Marianna la Perla di Labuan, i fedelissimi tigrotti della Malesia (le tigri di Mompracem), i compagni di sempre Yanez de Gomena, Tremal-Naik e Kammamuri, l’acerrimo e infido nemico colonialista James Brook.


Pareti colme di volumi, dorsi colorati, pagine sfogliate, nomi e trame, realtà e fantasia, emozioni ed affanno,dolcezza ed amore lieve. Libri che sembrano dormire sui ripiani, mondi nei quali la vita si confonde: duelli all’arma bianca, ferite di punta e taglio sui giustacuori trapuntati, fendenti e mulinelli, parate ed affondi, legamenti e stoccate, cappa e spada per le Dame e per l’Onore dietro il convento delle carmelitane scalze, all’alba.


Matamoros soldataccio, Quijote sognatore, Capitan Fracassa spaccone, Cyrano poeta innamorato, d’Artagnan moschettiere, con gli amici Athos, Portos, Aramis.


Piccolo mondo antico di pirati e corsari, grassatori tagliagole, nobili avventurieri: personaggi colorati dei romanzi d’appendice, ricordi segnati da cimeli asettici nella penombra dei manieri e dei musei, sangue e morte, passione e viltà, paura e sentimento nelle pagine ingiallite dei vecchi tomi e nelle bacheche.


Emilio Salgari (Verona 1862, Torino 1911). Con i personaggi esotici  (“I Pirati della Malesia”, “Le Tigri di Mompracem”) ottenne un successo strepitoso; ciononostante lo scrittore veronese fu sempre assillato dai debiti tanto da essere indotto al suicidio. Emigrò da Torino a Genova nel 1898. In quel periodo lavorò per un editore tedesco di Via Luccoli e scrisse “Il Corsaro Nero”. Durante il soggiorno genovese arricchì la lista di eroi esotici chiedendo notizie su luoghi e personaggi per ambientarli con caratteristiche plausibili: incontrava marinai nell’area portuale, ascoltava racconti in Via Pré, frequentava le osterie per assorbire le atmosfere da riproporre sulla pagina scritta. Da giovane tentò gli studi per ottenere la licenza di capitano marittimo, senza tuttavia raggiungere lo scopo (fece un solo viaggio in Adriatico durato tre mesi). Dedicatosi in un primo tempo al giornalismo attivo e poi a quella narrativa amata da generazioni di lettori, produsse circa 80 romanzi e centinaia di racconti, continuamente ristampati a grande richiesta. Come in altri casi clamorosi, il favore del pubblico non corrispondeva alle valutazioni della critica accademica che imputava allo scrittore uno stile elementare ed ingenuità psicologiche che, comunque, non diminuivano la sua capacità di raccontare usando i colori forti dell’invenzione. Il cinema si è appropriato dei personaggi salgariani soprattutto negli anni Sessanta filmando varie versioni delle avventure di Sandokan (interprete Kabir Bedi, insignito a New Delhi dall’ambasciatore italiano per il suo ruolo di ponte tra la cultura italiana e quella indiana del Cavalierato dell’Ordine al merito della Repubblica) e del Corsaro Nero. Nel 1941 furono realizzati “I pirati della Malesia” e “Le due tigri”, nel 1953 “I misteri della jungla nera” con risultati mediocri. Il narratore veronese malgrado il successo clamoroso dei suoi libri dovette conquistare giorno dopo giorno la sopravvivenza per sé e la famiglia, sempre rincorso dal bisogno di denaro fino al 26 aprile 1911 quando i giornali riportarono la notizia del suicidio a Torino. Nel 2010 venne organizzato il convegno “La tigre del Po, Emilio Salgari”, un’occasione per riscoprire lo scrittore approdato nel 1893 nella capitale piemontese per trovare l’ispirazione dei suoi più grandi romanzi. Quando nel 1909 un giornalista andò ad intervistarlo, trovò lo scrittore in estrema indigenza con la moglie e i quattro figli in due stanze, infiacchito da decenni di impegno sul tavolo dove la fervida immaginazione creava ambienti e personaggi sanguigni in un intricato dedalo di situazioni. Senza muoversi da casa si immergeva nelle atmosfere di paesi lontani, coloriti e v