Giampaolo SABBATINI: Il ponte-canale di Leonardo da Vinci ad Ivrea.

da EUROPA REALE – n. 1 – gennaio 2001

Tutto il terreno posto all’interno dell’anfiteatro collinare canavesano risente ancora della presenza dell’antico lago che un tempo lo ricopriva fino al livello di 250 metri circa, trattenuto dalle colline moreniche, nelle quali la soglia emissaria della Dora, presso Mazzè, era molto più alta dell’attuale. Una leggenda (elaborata però recentemente) parla della regina Ypa, sovrana di un popolo senza terra, quello dei Canàvi, che abitavano su zattere e palafitte, ma desideravano anch’essi poter disporre di un terreno da coltivare. Per esaudire il desiderio, la regina Ypa fece approfondire la soglia emissaria del lago canavesano e la massa d’acqua defluì verso il Po, non senza richiedere un alto tributo in vite umane, poiché molti furono travolti (1).

Fin qui la leggenda, la cui base di verità è riconoscibile nella sicura presenza, fin quasi in epoca storica, di un grande lago nel basso Canavese. Di esso parla ancora il geografo alessandrino Tolomeo, la cui voce è ripresa dal cartografo Ortelius di Amsterdam, il quale, nel 1590, descrivendo la geografia del Piemonte settentrionale come pensava fosse in epoca romana, a fianco Dora Baltea annota che “ad caput huius fluminis desribit Ptolemaeus Poeninum lacum” (2). Naturalmente, il “caput” del fiume non deve essere inteso come l’attuale sorgente, come interpretava Ortelius, presso il Monte Bianco, bensì come la soglia emissaria del lago, dal quale il fiume pareva prendere origine: l’immissario (con il suo bacino montano) era poco conosciuto, od aveva un altro nome, come nel caso del Sarca e del Mincio, immissario ed emissario del Lago di Garda.

L’antico lago canavesano, invero, era molto simile al lago di Garda, ma forse più bello. Da Mazzè ad oltre Montalto Dora un grande bacino racchiudeva incomparabili scenari: la grande penisola di Masino separava i due golfi meridionali, similmente a Sirmione, che separa il golfo di Desenzano da quello di Peschiera. Nel golfo orientale giaceva, con la sua forma allungata, l’isola di Albiano e Azeglio. Nel golfo occidentale vi era la penisola di Vische, la tozza punta di Mercenasco, la splendida penisola, esile e falciforme, di Romano e Strambino.

A settentrione, nella zona di Ivrea, vi era la conca di Montalto Dora, costituente (per continuare il parallelo con il Garda) il pittoresco e corto braccio settentrionale del lago, fino a lambire Borgofranco.

Prima di aprirsi sul basso Canavese, la conca sembra volersi richiudere, piegando verso occidente, ma la montagna che la cinge ad est, scendendo verso il lago con un basso contrafforte, si sfrangia in numerose isole e isolette, oltre le quali si apre il grande bacino meridionale. Paesaggio unico al mondo: visto da sud, al pittoresco arcipelago fanno da sfondo le possenti montagne della Valle d’Aosta, mentre a est il lago è chiuso dall’affascinante e regolare profilo della Serra d’Ivrea. Se ancora esistesse, il lago canavesano sarebbe contornato da splendide ville e giardini, come gli altri grandi laghi prealpini. Avrebbe, tuttavia, un carattere unico: sarebbe ricchissimo di manieri, a Mazzè, a Masino, a Pavone, a Caluso, sull’isola di Albiano e Azeglio: un vero e proprio bacino irto di fortezze, quasi un prolungamento a sud, con caratteri lacustri, dell’anima fiera e turrita della Valle d’Aosta. Attualmente, a ricordo dei due grandi golfi del bacino meridionale, separati dalla penisola di Masino, rimangono soltanto i loro fondi: i laghetti di Candia e di Viverone. A nord, ove il basso contrafforte all’inizio della Serra si spezza per formare l’antico arcipelago, i ponti di Ivrea uniscono l’ultima propaggine del contrafforte a quella che fu la più vicina delle antiche isole, terminante nella punta di Pavone. Se il lago esistesse ancora, Ivrea si stenderebbe ad ali di gabbiano in un paesaggio talmente bello da sembrare onirico.

Qui l’anima del lago ha voluto in certo modo sopravvivere, ispirando e permettendo la co