Domenico OLIVERO: L’arte contemporanea.

(studio presentato il 20/02/2003, al “Centro Artistico Culturale Bertello di Borgo San Dalmazzo (Cn).

Già nell’arte dei secoli precedenti la figurazione non voleva solo essere rappresentazione del vero ma anche interprete di qualcosa di più personale, intimo. Ciò si nota bene in un’opera come la “Madonna dal collo lungo” del Parmigianino (Francesco Mazzola) 1503-1540, alla Galleria degli Uffizi, che s’iscrive nel Manierismo, il quadro non è un semplice rappresentare un ipotetico vero ma sviluppa diversi temi che possiamo dire quasi “concettuali” e la forma non è aderente al vero e al bello, ma ne sublima le strutture.

Nella contemporaneità l’arte ha messo una accelerazione a questo atteggiamento allontanandosi dal semplice problema estetico affrontando nuovi campi e tecniche. In questa breve relazione cercherò di darvi alcuni elementi per capire il perché di codesta trasformazione.

Io e le immagini….

Nella mia vita (diciamo in questi ultimi 30 anni) ho visto almeno:

Queste semplici informazioni indicative per chiarire il mio, ma penso anche vostro, bagaglio visivo… una produzione sterminata d’immagini, cosa che fino a 50 anni fa era impensabile (e non ho considerato quelle prodotte e visibili dallo schermo televisivo…).

Questo piccolo elenco di dati per iniziare a parlare d’arte, termine che uso per definire un oggetto il cui valore non si ferma solo all’aspetto pratico/estetico (come potrebbe essere una forchetta o una sedia…in questo caso parlo di design) ma possiede in sé un messaggio che personalmente definisco “sensibile” cioè trasmette una sensazione a chi lo guarda che definire non so… e qui ognuno potrebbe dire la sua… penso che tutti noi coltiviamo un proprio concetto di “bellezza”, quindi il discorso che farò sarà impostato secondo una sensibilità il più possibile allargata ad un gusto medio.

Da dove provengono queste immagini.

Siamo ormai in un vero magma culturale, sempre più specifico e sempre più complesso, ma forse non è così anche nel nostro quotidiano vivere… una volta esisteva, per comunicare, la voce, se si era a portata d’orecchio, o la scrittura se molto più lontani; oggi c’è il telefono, internet, gli sms, tv, radio etc… che ci permettono di essere sempre rintracciabili in ogni angolo del mondo e da cui provengono la maggior parte delle immagini del nostro quotidiano.

Ieri, parlo solo di una 50 d’anni fa’, mangiavamo prodotti coltivati a 50, esageriamo a 100 km. da noi, oggi non sappiamo nemmeno se sono nati dalla madre terra…

Ieri si conoscevano tutti gli abitanti della propria città, oggi non sai chi è il tuo vicino di casa…

Tutto cambia, speriamo in meglio, e anche l’arte si è trasformata, sono cambiate le tecniche, i soggetti, le committenze, la funzione, il suo uso. E fino a qui in generale penso che tutti noi condividiamo queste asserzioni perché noi siamo sempre più consapevoli che l’arte è un bene di consumo, essa non svolge più una funzione di rappresentanza di un potere, e quindi ora proviamo ad analizzarla come un qualsiasi prodotto industriale, o forse meglio dire artigianale.

Produzione

Prendendo come modello una città come Parigi in cui attualmente si valuta che ci siano circa 1400 artisti affermati, cioè che vivono del loro lavoro artistico. Ipotizzando un piccolo calcolo: se ogni artista produce almeno un lavoro ogni due mesi abbiamo ben 8’400 opere in un anno (dati indicativi), se facciamo un ragionamento simile per Londra, New York, Tokyo, Nuova Delhi, Città del Messico, Rio de Janeiro, si arriva ad un numero folle d’opere d’arte prodotte in un anno circa 50’400 pezzi…

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