Barbara CARMIGNOLA: Ritrovamenti e distruzioni nella Roma fascista.

Dal 28 ottobre 1922, giorno della marcia su Roma, al 25 luglio 1943, in cui Grandi durante la riunione del Gran Consiglio del fascismo presentò un ordine del giorno che suonava come un atto di sfiducia nei confronti di Mussolini riscuotendo la maggioranza dei voti, il regime del duce detenne il potere e fu al governo dell’Italia.

Aldilà del colore politico, delle ideologie, rimane la storia, una storia che non è solo battaglie, guerre e trattati, una storia che appartiene agli uomini, alla quotidianità di chi quei giorni li ha vissuti e respirati, e a noi che ne ereditiamo il segno.

Il fascismo ha lasciato un’impronta tra le nostre case, nelle nostre strade, nella città di Roma, che Mussolini ha voluto trasformata nel luogo simbolo dell’ideale gemellaggio che egli auspicava si potesse stabilire tra la nuova Roma e l’antica Roma dei Cesari.

A questo ideale furono immolati interi quartieri con i loro palazzi e la loro fitta tessitura di piccole strade; si persero scorci pittoreschi; vennero distrutti e caddero nell’oblio i monumenti minori che pure arricchivano il patrimonio artistico di questa città secolare. Altro fu costruito in loro luogo e, senza giudicare il valore artistico di quanto realizzato, si può senza dubbio affermare che il volto dell’Urbe venne snaturato per mezzo della cancellazione di quindici secoli di arte, vita e storia, della demolizione della verità cittadina.

Coltivando il mito della Roma imperiale, il fascismo vagheggiava una città utopica, in parte riportata alla luce estraendone i resti dalle viscere di quella terra bagnata dal Tevere, in parte costruita ex-novo, con uno stile che si ispirava all’età classica ma che conosceva un afflato di ampollosa retorica che all’arte antica era estraneo.

Ogni manifestazione di arte successiva all’epoca della romanità classica non veniva ritenuta degna di essere preservata e conservata, era considerata espungibile dal tessuto urbanistico e perciò sacrificabile al culto, allo scavo e alla costruzione dell’unica vera Roma autentica.

Il fascismo si adoperò tanto per la capitale ma allo stesso tempo ne dimenticò le esigenze e i problemi, asservì la città al compito di dare testimonianza della sua magnificente grandezza, ogni progetto fu subordinato a questa logica di potenza.

Il Bernini circondando San Pietro del suo imponente colonnato, aveva pensato ad un effetto scenografico di particolare interesse per il passante che, facendosi avanti per le anguste strade di Borgo, sarebbe ad un certo punto capitato davanti alla maestosità imperante della piazza antecedente l’imponente basilica e si sarebbe trovato a contemplarla con il fiato sospeso. Via della Conciliazione sorge dunque, nella sua ampiezza, laddove prima di Mussolini si trovava un intero quartiere, una fila di palazzi e case di epoca medievale, che Bernini aveva sapientemente sfruttato ai fini di ottenere lo spaesamento e l’ammirazione del turista o del visitatore.

Non si può comunque tacere che Roma e l’intero Lazio trassero dei benefici da questo stato di cose: il territorio dell’Italia centrale fu bonificato e i nuovi spazi furono messi nelle condizioni di accogliere nuove iniziative, agricole o industriali. Si realizzò un aeroporto di enorme importanza, l’aereoporto del Littorio, che fu poi circondato da una pista per gare motociclistiche e automobilistiche. Le condizioni igieniche della città migliorarono. Sotto il punto di vista scientifico si moltiplicarono i convegni in prospettiva internazionale che videro nella città del Colosseo il cuore del loro dibattito.

Quel che soprattutto importa ai fini del nostro discorso sono però gli importanti ritrovamenti che affiorarono nel territorio laziale ad opera delle campagne di scavo e di ricerca promosse dal duce.

Nel marzo 1929 dalle acque del lago di Nemi affiorava una prima nave di 73 m di lunghezza x 24 di larghezza, seguita nell’agos