Antonio USAI, Apuleio contro Aristotele.

Premetto che questo mio scritto non deve essere inteso come una critica al libro “le Colonne d’Ercole un’inchiesta” di S. Frau, al quale per primo ho inviato le mie constatazioni riportate sia qui di seguito e sia di quelle riguardanti il”trattato sul cosmo”. Questo scritto tratta di una mia rilettura di un capitolo di un libro che S. Frau cita a pag. 288 del suo libro.
Il libro è titolato “De mundo” di Apuleio (nato a Madaura, nord Africa, intorno al 125 d.C.) che  è la traduzione latina, che a mio avviso si rivela molto confusa, del trattato “Sul cosmo per Alessandro” di Giovanni Reale.
Frau dice che il “De mundo” è parente strettissimo (padre, figlio o gemello) del trattato “Sul cosmo…”, e che, quindi, anche per Apuleio le colonne d’Ercole sono ferme al canale di Sicilia.
Ma, leggendo il “De mundo” si capisce chiaramente che per Apuleio le colonne d’Ercole sono ferme a Gibilterra in tutto il capitolo della descrizione geografica della terra, e non al canale di Sicilia. 
Infatti il testo recita: ”Dapprima, dunque, dalla parte destra per i naviganti che entrano dalle Colonne d’Ercole vi sono due golfi vastissimi, dei quali uno comprende le due Sirti, l’altro pur piegandosi in curve irregolari, si divide in grandissimi mari dei quali uno è detto Mare di Gallia, il secondo Mare d’Africa, che Aristotele ha preferito chiamare Mare di Sardegna, il terzo è il Mare Adriatico…” 
Se Apuleio dice che attraversate le colonne d’Ercole trovi le due Sirti, il mare di Gallia, il mare d’Africa (o di Sardegna) e l’Adriatico, questo vuol dire che le colonne d’Ercole sono senza ombra di dubbio a Gibilterra.
Un paio di righe prima ho scritto che a mio avviso Apuleio ha fatto una traduzione che si rivela molto confusa del testo di Aristotele; ciò che mi induce ad affermarlo è perchè in questo suo “De mundo” Apuleio commette degli errori non certo veniali. Infatti prima scrive: ”…Tutta questa distesa di terre è racchiusa entro l’ambito dell’Oceano Atlantico…”, poi si contraddice dicendo:…”I mari più grandi sono l’Oceano e l’Atlantico”.
Quest’ultima frase si potrebbe spiegare dicendo che Apuleio  traduce male non il termine, ma il significato di quel te kai, che si traduce e anche, (di questo te kai ne parla sia Frau nel suo libro, sia io nel mio primo scritto sulle colonne di Aristotele). Infatti Apuleio interpreta te kai come se fosse riferito a due mari e non  a un solo mare.
Un altro errore, a mio avviso, Apuleio lo commette quando corregge Aristotele che chiama mare di Sardegna, il mare che lui, Apuleio, chiama d’Africa. Aristotele,  nato 400 anni prima di Apuleio, e gli altri suoi contemporanei chiamavano quel mare di Sardegna, e non d’Africa (vedi Meteorologia).
Un altro errore non di poco conto e nel quale si denota una scarsa conoscenza in fatto di posizione geografica di certi mari, aggravata ancora di più dal fatto che questi mari lui, Apuleio, essendo nordafricano, dovrebbe conoscere più di molti altri, è quando dice che dalla parte destra per i naviganti che entrano dalle colonne d’Ercole vi è un golfo in cui ci sono il mare di Gallia, d’Africa (o di Sardegna) e l’Adriatico.
Per chi entra nel mediterraneo da Gibilterra, il mare di Gallia (golfo del Leone) si trova a sinistra, il mare d’Africa o di Sardegna di fronte e l’Adriatico da tutt’ altra parte. 
Nelle pag. 290 e 291 del suo libro Frau  riporta  ciò che  alcuni studiosi moderni, che Frau chiama gli dei, sapevano a proposito di un’ipotesi del 1800, la quale dice:… che non sarebbe stato Apuleio a copiarlo e tradurlo (il trattato “Sul cosmo” di Aristotele) per pubblicarlo con il suo bel titolo, il “De mundo…” e che, invece, addirittura potrebbe