Marco RICCHI: Tomba del barone – Il simbolo ritrovato.

Supponiamo che ognuno di noi abbia sotto gli occhi questa pittura, un particolare degli affreschi della tomba etrusca del Barone in Tarquinia; un uomo con barba regge in mano una coppa accompagnato da un ragazzo che suona il flauto , mentre cammina verso una signora. Se guardiamo con attenzione ci accorgiamo che nella figura è presente una anomalia, un piccolo mistero. Lasciatevi trasportare dal sottoscritto in questa breve ricerca e lasciatevi stupire con me come io sono tutt’oggi stupito e incredulo di ciò che ho trovato.

Esiste una simbologia nella pittura etrusca poco o mai studiata, come esistono dei particolari di questa pittura funeraria che nessuno vede, neppure le edizioni critiche analitiche.
E’ difficile comprendere il senso di ciò che vi è raffigurato senza uno studio parallelo dei simboli di cui l’arte antica è colma; esiste una scienza che si occupa di simbologia ed iconografia antica ma trova pochi disposti ad applicarla.

In questo breve lavoro ho analizzato un particolare di pittura funeraria etrusca che si trova nella Tomba del Barone a Tarquinia: un calice da cui trabocca un liquido che via via scende verso terra si trasforma in un fiore. Poiché questo processo di metamorfosi non esiste nella realtà, la scena rappresentata non può avere altro che un significato simbolico che cercherò di spiegare. Posso affermare con ragionevole certezza che questo particolare non è stato mai descritto ne interpretato da alcuno, come se fosse invisibile, mentre, invece, occupa il centro della scena illustrata nella tomba.

L’incipit è stato casuale, mentre leggevo un testo di R.Guenon “simboli della scienza sacra” mi giungeva un invito congressuale medico che recava sul frontespizio la pittura della Tomba del Barone, e il significato di essa mi è parso subito chiaro. In questo articolo ho formulato una ipotesi, ho cercato di dimostrarla ed infine ho evidenziato altri simboli nella pittura etrusca tutti ancora da interpretare.

“HO TROVATO IL GRAAL IN UNA TOMBA DI TARQUINIA”

C’è un graal in una tomba etrusca di Tarquinia. L’ho trovato lì dove è sempre stato, in una pittura della tomba del Barone. Essa prende il nome dal suo scopritore, il barone di Stackelberg, che la trovò nel 1827.

Nel “catalogo ragionato della pittura etrusca” di S.Steingraber il dipinto è datato attorno al 500-510 A.C. del periodo definito “arcaico”.

M.Sprenger definisce l’opera un vero gioiello unico nel suo genere ed uno dei più emblematici dell’arte funeraria etrusca; viene spesso riprodotto in cartoline, inviti e programmi congressuali, si trova in tutte le guide a disposizione dei turisti e nei testi di critica storico-artistica.

Diversi autori hanno letto la scena, che la pittura murale illustra, come il commiato della defunta dai suoi parenti; S.Steingraber più umilmente afferma: “è più difficile interpretare l’incontro di un uomo e una donna in un boschetto, come si può osservare sulla parete posteriore della tomba del Barone. Non è stata proposta fino ad ora nessuna interpretazione plausibile, soprattutto delle scene di cavalieri che vi sono accanto.”

In tutti i testi di critica vi è descritta minuziosamente la scena, i soggetti, i colori, l’influenza greca, l’inquadramento storico, l’architettura della camera, tranne un piccolo particolare: il fiore che scende dalla coppa. Questo particolare che sembra invisibile a tutti è la chiave per comprendere il dipinto.

E’ stato scritto che il periodo “arcaico” della pittura etrusca è quello più realistico; nei dipinti di questo periodo vengono rappresentate scene di vita quotidiana contrariamente al periodo “ellenistico” in cui la pittura si popola di demoni dell’ade greco. Ed allora ci si chiede perchè in una scena di vita quotidiana una goccia che trabocca da una coppa dovrebbe magicamente trasformarsi in un fiore prima di raggiungere il suolo?

Dal contrasto tra gli elementi reali dell’affresco, com