Giuliano CONFALONIERI. 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’. Una riflessione sulla lingua armoniosa.

L’evidente dicotomia tra l’uso della ‘lingua da vocabolario’ ed i messaggi al cellulare, è un abisso che non sarà mai più colmato: l’allontanamento dei giovani dalla lettura, il bombardamento giornaliero  della televisione, le novità di Internet e di sigle criptate. Così, la lezione di Dante, Petrarca e Boccaccio rimane soffocata malgrado lo sforzo dell’Accademia della Crusca (sorta a Firenze nel Cinquecento a cura di alcuni letterati) che pubblicò i lemmi revisionati dal 1612 al 1923 e oltre. Dopo l’invenzione dei caratteri mobili per la stampa del tedesco Johann Gutenberg (1400/1468) si evidenziò l’esigenza di una diffusione sempre maggiore degli scritti.


Il suo lavoro più famoso rimane la prima stampa della Bibbia in duecento copie, nell’edizione delle ‘42 righe’ detta anche Mazarina dal nome della biblioteca parigina nella quale nel Seicento fu ritrovato un esemplare. Terminata prima del 15 agosto 1456, l’opera era già in vendita nello stesso mese come testimoniano le date riportate sul frontespizio. Nel 1465 la stampa venne introdotta in Italia per merito del tipografo Aldo Manuzio che, nonostante l’ampia percentuale di analfabeti, riuscì ad infiltrare la novità nelle classi abbienti radicandola, lentamente, nel tessuto sociale. La politica culturale e religiosa a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento (Riforma e Controriforma) influì notevolmente sulla diffusione e diversificazione della stampa. Migliaia di esemplari della Bibbia tedesca nella traduzione di Martin Lutero uscirono in contrapposizione al precedente divieto del Concilio di Tolosa (1229) alla lettura del testo a chi non fosse sacerdote. Nel 1559 fu istituito l’indice dei libri proibiti; il Concilio di Trento decise che nessun libro poteva essere diffuso senza l’autorizzazione dell’Inquisizione: lo Stato istituì il monopolio per la stampa e la vendita.


Nacque così un mercato illegale, parallelo a quello ufficiale che ormai dipendeva quasi esclusivamente dalla Chiesa. Anche le guerre del Seicento contribuirono a portare crisi nel settore favorendo le tipografie protestanti. Amsterdam in particolare ha il merito di aver fatto conoscere autori celebri nelle edizioni ‘pirata’. Un esempio di censura è costituito dall’editto di Maria Teresa d’Austria del 1768: “Non sarà permesso ad alcuno di stampare e pubblicare libri in Milano o in altre Città o Luoghi dello Stato, se prima non avrà presentato al Segretario della Giunta una copia del Manoscritto destinato alla stampa per ottenere la dovuta Licenza”.


Molti tipografi-editori dell’epoca non erano soltanto artigiani specializzati ma anche uomini di cultura che sapevano valutare e commentare con rigore filologico e critico i testi che pubblicavano. Una caratteristica che contribuì a mantenere elevata la qualità dei libri in un mercato in divenire, non tutelato da leggi ad hoc, in balia di fazioni politiche e religiose, sottomesso alle frequenti oscillazioni delle crisi economiche, talvolta in difficoltà per la precarietà delle comunicazioni e quindi degli scambi commerciali.


Nel Settecento, il rinnovato gusto per la cultura ridiede vita all’editoria. Al tradizionale pubblico maschile si affiancò quello femminile e subito aumentò la produzione di testi di narrativa. Per abbattere il costo dei libri e renderli quindi accessibili a tutti, si tentò la strada dell’edizione economica sostituendo la rilegatura in pelle con una copertina di cartone e abbandonando gli inutili e costosi ornamenti barocchi. Si stamparono Robinson Crusoe di De Foe (1719), I viaggi di Gulliver di Swift (1726). I dolori del giovane Werther di Goethe (1774); l’Enciclopedie di Diderot ebbe una tiratura di 4.250 copie. Nonostante la Chiesa tentasse di arginare ciò che considerava il ‘mortale flagello dei libri’, la richiesta di una maggiore informazione da parte del pubblico, insieme alle nuove tecniche di lavorazione industrializzata, incrementarono produzione e vendita.


I Promes