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Giuseppe PIPINO. I metalli di Arezzo per la spedizione di Scipione in Africa.

Nel I secolo a.C. Virgilio scriveva, ne “La Georgica” (L. II, 165 o 223-25 s.ed.): “rivi d’argento e vene di rame mostrò l’Italia e corse oro a gran piena”; gli faceva eco, quasi contemporaneamente, Dionisio d’Alicarnasso, che nelle Antichità Romane (L. I, 37) affermava che in Italia, “vi sono anche miniere di ogni genere”, affermazione, questa, ripresa da Strabone (L. VI, IV, 1).
Nel secolo successivo Plinio, nella Naturalis Historia, ribadisce più volte il concetto e spiega la ragione per cui ai suoi tempi, e nel secolo precedente, non venivano coltivate miniere: “Ella non cede a nessun paese per l’abbondanza di tutti i metalli, ma lo sfruttamento fu interdetto da un antico provvedimento dei Padri che vollero si risparmiasse l’Italia” (L. III, 3); “C’è infine (in Italia) una gran ricchezza e varietà di miniere” (L. V, 4,1); “…Essa non è mai stata inferiore ad alcun altro paese di miniere d’oro, d’argento, di rame e di ferro, quando poté esercitarle” (L. XXXVII, 77).

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Autore: Giuseppe Pipino - info@oromuseo.com