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Articolo inserito il 2/17/2006 2:50:51 PM

Marisa UBERTI: Il Fonte Battesimale della Basilica di San Frediano a Lucca.

E 'improprio parlare di 'Fonte Battesimale' ,per questo capolavoro (uno dei più prestigiosi dell'arte romanica in Lucca), databile al 1150 circa: essa è una Fontana Lustrale e molto probabilmente, in origine, si trovava al di fuori della Chiesa di San Frediano, antica basilica Longobardorum. Invece, oggi si trova all'interno, sulla destra entrando, prima della cappella di Santa Zita, il cui corpo è conservato incorrotto. La parte centrale dello splendido manufatto fu rubata e, per due secoli, non se ne seppe più nulla, fino a che fu ritrovata, a Firenze, e ricollocata al suo posto nel 1952.

San Frediano - cosa insolita per una chiesa non cattedrale - aveva il privilegio di Battezzare (primo documento datato il 24 maggio 1016): questa liturgia avveniva la vigilia del giorno di Pentecoste, mentre il sabato Santo il Sacramento era impartito nella Cattedrale di Lucca. La parte terminale di questo manufatto è assai particolare: una sorta di 'cono di pietra' squadrato e troncato (non sembra nemmeno finito o completato, a prima vista); rappresenta una copertura abbastanza singolare per un fonte o fontana che dir si voglia. Le teste dei personaggi della parte superiore appaiono quasi tutte mozzate e si ignora il motivo, forse accadde durante il periodo in cui scomparve dalla sua sede.

Simboli cristiani e simboli pagani

Sei daghe compongono la vasca inferiore; quattro rappresentano le Storie di Mosè e due imitano un sarcofago paleocristiano spartito da sette archetti, in cui si ravvisano sette personaggi, di cui quello al Centro potrebbe essere il Cristo collegato al Sole. .Infatti questo personaggio reca sulle spalle un agnello, iconograficamente il Buon Pastore. La critica ha trovato parallelismi tra questo capolavoro e l'opera di Ildegarda di Bingen (Liber Divinorum Operum"- 'Modum Rotae'),che sono coevi. Il ‘Liber...’ oggi è conservato nella Biblioteca di Lucca (ms 1942, fol. 9 r). In quel Manoscritto, Ildegarda pone corrispondenza tra i doni dello Spirito Santo e i pianeti, sottolineando l'influenza che questi hanno sulle vicende e sul carattere umani e questo è quanto emergerebbe dallo studio simbolico e iconografico dei sette personaggi raffigurati, anche se la loro decrittazione non risulta agevole. Gli altri potrebbero metaforicamente incarnare i sette pianeti noti nel Medioevo, Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio, Luna . Già nell'antichità e nel paganesimo la divinità collegata con la rinascita, con il Solstizio Invernale era quella del Sol Invictus. Il secondo è atteggiato a filosofo greco,stando alla critica, e il settimo tiene in mano una lepre per le zampe posteriori, capovolta. Lo sguardo di costui è rivolto verso una figura scolpita più in piccolo, dietro la sua spalla sinistra (la critica dice essere un angelo in atto di ammonire), ma non ne ha le sembianze, pare più un uomo abbigliato alla foggia egizia. In questo fonte i richiami a concetti precristiani sono parecchi, il che farebbe pensare che gli artefici abbiano attinto ad una conoscenza ampliata.

Sulla vasca si erge un blocco scolpito ondularmente, magnifico, la cui parte superiore è scolpita con figurazioni animali e allegoriche; tra le onde - un fanciullo nudo e una figura che viene 'liquidata' come un animale fantastico, ma che a mio avviso cela anche altro. Si nota in effetti un serpente (con molti denti), in fondo, nell'atto di azzannare qualcosa.

Più sopra, si vede un'ala piumata e un intreccio, su cui si 'innesta' un elemento di incerta decifrazione. In fondo al pilastrino vi sono le bocchette di scarico, il che rendeva impraticabile il rito battesimale per immersione in questa vasca. Tra le dodici figure scolpite nella coppa della fontana lustrale,che corrispondono ad altrettante bocche/zampilli da cui fuoriusciva l'acqua, si nota un volto tricefalo. La critica dice che questo elemento della testa tricefala non ha niente a che vedere nel contesto del fonte. La cosa andrebbe valutata attentamente su base simbolica, invece.La testa tricefala fu abolita dal Concilio di Trento perchè rappresentativa di un concetto 'neoplatonico' in contrasto con il dogma. I Concetti 'pagani' paiono essere ripresi anche nel coperchio sorretto dalle colonnette che poggiano sulla coppa. Il coperchio è diviso in due zone sovrapposte:in basso, i Mesi e in alto gli Apostoli, interpretati dalla critica come immagine della Chiesa militante e indicativi della posizione più elevata della vita. Tra i mesi, Gennaio è rappresentato con due teste: Gennaio(Januarium) era l'undicesimo mese del calendario romano, consacrato a due dei: Giano, il dio bifronte che tra il 31 Dicembre e il 1 Gennaio guardava contemporaneamente al passato e al futuro, e Giove, padre di tutti gli dei. Giano/Gennaio segnava dunque un 'passaggio', era una 'porta'. Nel suo significato ermetico, “Giano dai due volti"ci dice E. Danese nel saggio alchemico 'La vita,la Grande Opera”, “è il geroglifico del doppio mercurio dei saggi e base del lavoro filosofale". Il manufatto, dice la critica, fu eseguito da tre artisti diversi, ognuno per la propria parte. Uno solo ha lasciato una 'firma', sul bordo superiore. "ME FECIT ROBERTUS MAGISTER IN ARTE PERITUS". Egli viene considerato l'ideatore di tutto il manufatto, tecnicamente il più importante. Non si sa molto di più di lui (al momento); si attesta che l'esecutore delle storie di Mosè sia un lombardo, secondo molti sicuramente un Maestro Comacino. Sul terzo, si ipotizza sia un toscano con forti ricordi classici(?) il quale lavorò alla coppa centrale.

La vasca circolare, con una grande tazza interna sostenuta da un pilastro, è coronata da un coperchio con sei colonnine. Cinque sono lisce e una è annodata! Sono rimasta molto soddisfatta di trovare una 'nuova' colonna ofitica durante le mie ricerche, perché è un censimento (e uno studio) che sto portando avanti da vari anni a questa parte.

I due cavalieri sullo stesso cavallo, come sui sigilli Templari

Dalla Bibbia sono tratte le storie presenti sulle daghe scolpite a bassorilievo: scene della vita di Mosè, partendo dalla sua infanzia fino all’Esodo verso la Terra Promessa. In una, ad esempio, Mosè ha trasformato il bastone in serpente; in un’altra, si tocca il braccio, su cui appare e scompare la lebbra. La testa è stata scalpellata via. Dalla scena appena vista, si passa a quella di un esercito, che dovrebbe essere (secondo la critica) quello Egizio che insegue gli Ebrei nel Mar Rosso.
Notare: la scena è rivolta in senso contrario alla successione degli episodi precedenti. Lo scultore ha conferito ai soldati caratteristiche Medievali, come si vede dall'abbigliamento. Inoltre, assume particolare curiosità la presenza di due cavalieri su uno stesso cavallo, raffigurazione presente su uno dei sigilli Templari, ad esempio(l' usanza di salire in due su un cavallo pare fosse stata adottata anche da altri Ordini, ma l'epoca in cui è stato scolpito il manufatto- fine del XII secolo- è sicuramente precoce). Una figura posta dietro, indica di guardare verso l'alto e uno dei due cavalieri sul cavallo, segue l'indicazione: qualcosa sta succedendo (del resto la scena dovrebbe essere quella biblica dell'apertura delle acque del Mar Rosso, che inghiottirebbe tutti), ma il resto dell'esercito non pare curarsene; uno forse sta 'consigliando' il sovrano, mentre una figura umana è già sotto gli zoccoli del primo cavallo, da cui viene calpestata. Si notano le onde in basso, e dei pesci che guizzano tra di esse. Le onde però non ricoprono le zampe degli animali. Il faraone è raffigurato come un re con una tunica, con la corona recante un simbolo crocifero: ma come può essere che un Faraone (un 'pagano', un nemico del popolo Ebreo) rechi un simbolo cristiano per eccellenza?
Anche lo scudo del primo cavaliere ha una croce. Anche tenendo conto che quest'opera fu realizzata nel Medioevo, lo scultore avrebbe potuto incappare in un simile 'errore'? Questa sembra un’ armata Crociata più che un esercito egiziano...Particolare da notare: l’arto inferiore (e il posteriore) sinistro del cavaliere è rivolto in direzione inversa al senso di marcia della scena! Ci è stato detto trattarsi di un 'grossolano errore dello scultore' ma francamente questa soluzione ci appare nettamente insufficiente. Un artista capace di dare simile resa alla scena, di eseguire un simile lavoro, è possibile si sia lasciato 'scappare' una svista tanto palese? Sarebbe interessante poter conoscere il reale intento simbolico, che pensiamo ci possa essere. Proprio un artista Lombardo(Comacino) è individuato quale autore di queste scene delle Storie di Mosè, che sono fortemente allegoriche. Da segnalare che queste opere plastiche hanno indotto la critica a capire che lo scultore anonimo, dal punto di vista tecnico e iconografico, era certamente superiore agli altri due che vi lavorarono ma non solo, anche a tanti altri scultori di quel tempo. Da quanto sommariamente esposto, questo fonte appare dunque un ricettacolo di simbologie ermetiche che attendono di essere anzitutto chiaramente evidenziate (bisognerebbe poterlo studiare adeguatamente) e parallelamente spiegate.

     Link: http://www.duepassinelmistero.com

Autore: Marisa Uberti   

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